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È importante notare che nel mare aperto il movimento dell'onda è diverso da quello delle singole particelle d'acqua che la costituiscono; è l'onda che avanza e non l'acqua, e ad ogni passaggio di un onda le particelle compiono una traiettoria circa circolare per tornare al punto di partenza quando questa è passata (un pò come succede per le onde sismiche , vedi terremoti).
Ma in questa sede interessa studiare soprattutto le modificazioni che le onde subiscono avvicinandosi alla costa: modificazioni nella velocità, nella direzione e nella forma, e quindi nella quantità di energia. Quando la profondità diminuisce fino a circa la metà della "lunghezza d'onda" le onde iniziano a modificarsi poiché iniziano a risentire del fatto che il fondo provoca un certo attrito con l'acqua e questo fa si che le onde che seguono, che saranno leggermente più veloci, "guadagnino del terreno" su quelle più vicino alla costa e il risultato è una sorta di compattazzione delle onde che infatti diminuiscono la loro lunghezza d'onda e velocità, ma aumentano la loro altezza fino a che non si raggiunge un punto oltre al quale il fronte d'onda diviene così ripido che non è più in grado di sostenersi e l'onda collassa, cioè si rompe (frangente) e si ha la trasformazione da una onda di oscillazione in un onda di traslazione; cioè in queste condizioni si ha un effettivo spostamento della massa d'acqua in avanti. Se le onde si avvicinano alla costa obliquamente esse inizieranno a risentire del rallentamento della loro propagazione solo in una parte e ne risulta una rotazione dei fronti d'onda che tenderanno ad allinearsi parallelamente alla costa (questo fenomeno è conosciuto come la rifrazione delle onde; vi sono anche altri fenomeni che causano il cambiamento di direzione delle onde come la riflessione e la diffrazione che spiegano come le onde arrivano, anche se con una forza notevolmente minore, in quelle parti di costa protette dalle onde provocate dal vento). Accanto uno schema sul funzionamento della rifrazione delle onde e sotto una falesia Irlandese (Cliff of Moher) che si eleva sul mare per circa 230 metri.




È proprio questa energia della massa d'acqua, che si trasferisce alla linea di costa, che ne modifica la morfologia e tale attività prende il nome di abrasione marina; in particolare l'azione modificatrice del mare si esplica in quattro parti: l'azione idraulica dell'acqua stessa, la corrasione cioè quando le onde e le correnti trascinano con se dei sedimenti contro le coste, l'usura che subiscono i ciottoli e frammenti vari nella zona dei frangenti e la corrosione cioè l'azione chimica dell'acqua di mare (questa riveste una certa importanza solo in presenza di coste calcaree (vedi carsismo).
Come abbiamo detto il fattore principale rimane comunque l'azione idraulica del mare che durante le tempeste può arrivare a scagliare contro la costa migliaia di tonnellate d'acqua (le pressioni esercitate da un'onda dell'Atlantico in media, in inverno, si aggirano intorno ai 10.000 Kg per metro quadro e aumentano notevolmente durante una tempesta; nella baia di Wick Bay, in Scozia, durante una tempesta è stato asportato un blocco frangiflutti in acciaio e calcestruzzo del peso di 2600 tonnellate). Nello schema accanto l'evoluzione di una falesia. Sotto a sinistra il fenomeno della deviazione delle onde per rifrazione, a destra il solco di battente, scavato dall'erosione del moto ondoso alla base di una falesia.



     


 
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