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Grazie a queste scoperte ed intuizioni il paleomagnetismo ha avuto un grande impulso dalla seconda metà degli anni '50 fino ad arrivare al culmine con la dimostrazione della teoria della deriva dei continenti. Questo infatti è un ragionamento semplice: se prendiamo un campione di roccia continentale ne conosciamo la posizione, l'età e le caratteristiche magnetiche. Grazie a queste si può identificare il cosiddetto "Polo geomagnetico virtuale", cioè si possono trovare le coordinate del punto in cui avrebbe dovuto trovarsi il Polo magnetico al momento della magnetizzazione del campione. Questa operazione si può ripetere, per uno stesso continente per tempi diversi usando campioni di roccia che appartengono a formazioni geologiche di età diverse. Individuato il Polo geomagnetico virtuale per tutti i campioni , se li portiamo tutti su una carta e li uniamo con una riga a partire da quello più antico, si ottiene una curva detta "curva della migrazione apparente dei Poli". Ma furono davvero i Poli magnetici a muoversi? Se fosse così tutti i continenti dovrebbero avere una stessa curva di migrazione apparente dei Poli. Ma in realtà queste curve sono tutte diverse da continente a continente, quindi sono questi che si sono spostati tra loro e i Poli magnetici sono rimasti relativamente immobili; questo è sicuramente un punto a favore della teoria della deriva dei continenti che comunque si basa anche su altre prove molto convincenti. Accanto in A la migrazione dell'America Meridionale rispetto ai Poli fissi; in B la curva della migrazione del Polo rispetto all'America Meridionale fissa (Casati, Scienze della Terra, Ed. clup).
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