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Grazie a queste scoperte ed intuizioni il paleomagnetismo ha avuto un grande impulso dalla seconda metà degli anni '50 fino ad arrivare al culmine con la dimostrazione della teoria della deriva dei continenti. Questo infatti è un ragionamento semplice: se prendiamo un campione di roccia continentale ne conosciamo la posizione, l'età e le caratteristiche magnetiche. Grazie a queste si può identificare il cosiddetto "Polo geomagnetico virtuale", cioè si possono trovare le coordinate del punto in cui avrebbe dovuto trovarsi il Polo magnetico al momento della magnetizzazione del campione. Questa operazione si può ripetere, per uno stesso continente per tempi diversi usando campioni di roccia che appartengono a formazioni geologiche di età diverse. Individuato il Polo geomagnetico virtuale per tutti i campioni , se li portiamo tutti su una carta e li uniamo con una riga a partire da quello più antico, si ottiene una curva detta "curva della migrazione apparente dei Poli".
Ma furono davvero i Poli magnetici a muoversi? Se fosse così tutti i continenti dovrebbero avere una stessa curva di migrazione apparente dei Poli. Ma in realtà queste curve sono tutte diverse da continente a continente, quindi sono questi che si sono spostati tra loro e i Poli magnetici sono rimasti relativamente immobili; questo è sicuramente un punto a favore della teoria della deriva dei continenti che comunque si basa anche su altre prove molto convincenti. Accanto in A la migrazione dell'America Meridionale rispetto ai Poli fissi; in B la curva della migrazione del Polo rispetto all'America Meridionale fissa (Casati, Scienze della Terra, Ed. clup).



Ma qual è l'origine di questo c.m.t.? Ancora con certezza non si sa ma non si può pensare che sia causato dalla presenza di grosse quantità di ferro e nichel nel centro della Terra poiché questi minerali si troverebbero al di sopra del punto di Curie. C'è un qualche accordo nel considerare il c.m.t. dovuto a correnti elettriche in movimento lungo il nucleo esterno, la cui conducibilità elettrica deve essere altissima. Bullard nel 1948 propose il modello della "dinamo autoalimentata" qui esposta molto semplicemente: se si fa ruotare un disco metallico in un campo magnetico, si genera una forza elettromotrice (differenza di potenziale) tra l'asse rotante ed i bordi del disco; se si aggiunge una spira, attorno all'asse rotante fluirà una corrente; se la spira è posta coassialmente all'asse rotante la corrente in essa circolante indurrà un campo magnetico che andrà sempre più a rafforzare quello originario fino a stabilizzarsi ad un livello che dipende dalla velocità di rotazione del disco. Resta ancora da spiegare il campo magnetico iniziale che alcuni pensano sia stato fornito da parte del campo magnetico del Sole. In figura accanto dei profili delle anomalie magnetiche attraverso la dorsale di Reykjanes (Islanda) da M.Talwani, C.C. Windisch e M.G. Langeseth ("Journ. Geophys. Res" v. 76, n 2, 1071). Sotto il funzionamento della dinamo autoalimentante: in A c'è una diff. di potenziale ma non fluisce corrente; in B si applica il circuito e la corrente fluisce; in C si inserisce una spira con contatti striscianti che genera un campo magnetico che sostiene quello esistente.



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