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Su scala globale circa il 60% del petrolio estratto, e di quello presente nelle riserve, proviene da rocce dell'era Cenozoica (da 2 a 65 milioni di anni fa), il 25% da rocce Mesozoiche (da 65 a 245 milioni di anni fa) e solo il 15% da quelle Paleozoiche (da 245 a 570 milioni di anni fa). Questa distribuzione è dovuta al fatto che quanto è più antica una formazione geologica tante più occasioni ha avuto di essere coinvolta in qualche deformazione crostale o di essere stata erosa con conseguente distruzione del giacimento presente. Lo studio di numerosi giacimenti ha permesso di concludere che il tempo necessario per la formazione di un nuovo giacimento, a partire dall'accumulo della sostanza organica, è dell'ordine di qualche milione di anni (anche se in realtà il tempo necessario e in diretta relazione con la temperatura a cui si trova la sostanza organica; più alta è la temperatura minor tempo sarà necessario), mentre la permanenza media del petrolio nella crosta, prima di tornare nel ciclo del carbonio, è di qualche decina di milioni di anni. Quindi i terreni dell'era Cenozoica offrono la massima probabilità di ritrovare giacimenti petroliferi.

I giacimenti esistenti sono suddivisi in classi a seconda della quantità di petrolio recuperabile che contengono.
Le calssi dei giacimenti sono divise in: Super giganti, cioè con almeno 5000 milioni di barili; i giganti con almeno 500 milioni di barili; i major con almeno 100 milioni di barili; A con almeno 50 milioni, B 3,5 milioni, C 1,4 milioni, D 0,14 milioni, E con meno di 0,14 milioni di barili. I giacimenti di calsse D o superiore sono definiti significativi. Il più grande giacimento conosciuto è quello di Ghawar in Arabia Saudita che conteneva circa 11,4 miliardi di tonnellate di petrolio. Da notare che in soli 4 giacimenti Super giganti, quello di Ghawar, Burgan nel Kuwait, Bolivar nel Venezuela, e Sasaniya sempre in Arabia Saudita è contenuto il 21% delle riserve mondiali di petrolio.
Nello schema sopra la gerarchia dei giacimenti; l'area dei quadrati è proporzionale alla quantità delle riserve originarie minime per le diverse classi dei giacimenti, il quadrato esterno corrisponde alle riserve del giacimento di Ghawar. Accanto la foto di una "carota di fondo": calcare fratturato con olio denso, dal pozzo Emilio 5, Adriatico centrale. La scala è in cm (Pieri, Petrolio Ed. Zanichelli).


Quindi riassumendo perché si formi un giacimento petrolifero economicamente sfruttabile devono verificarsi almeno questi eventi:
1) deve esservi un ambiente in cui vi sia una grande disponibilità di sostanza organica, soprattutto animale, che possa venire rapidamente sepolta nei sedimenti e sottratta così all'ossidazione.
2) questo sedimento (roccia madre) deve essere portato in profondità, a temperature e pressioni che permettano al kerogene di rompersi in molecole di idrocarburi più piccole (finestra del petrolio); si stima che solo una parte su 11.000 del carbonio organico formi effettivamente petrolio
3) queste molecole devono poter migrare in rocce permeabili, e tali rocce devono avere una conformazione morfologica tale per cui gli idrocarburi non possano risalire in superficie (trappola) e dare vita così ad un reservoir
4) il reservoir non deve subire delle deformazioni tettoniche intense poiché faglie e fratture possono rendere inefficaci le trappole offrendo agli idrocarburi via disordinate di migrazione.
5) infine è necessario che la permeabilità della roccia e la qualità del petrolio sia tale da consentire la sua estrazione.



 
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