IL PETROLIO in ITALIA


La presenza e lo sfruttamento del petrolio in Italia č molto antico e risale certamente almeno ai tempi dei Romani; infatti le manifestazioni petrolifere naturali nell'Appennino erano sfruttate come combustibile ed impermeabilizzante. L'estrazione organizzata al fine di una produzione regolare di olio inizia dal 1860 sfruttando numerosi pozzi nelle vicinanze delle manifestazioni naturali di fuoriuscita del liquido nell'Appennino Settentrionale.


Ma la stratigrafia e la geologia complessa di questo settore degli Appennini non era ancora stata pienamente studiata ed erano ancora irrisolte numerose problematiche, la ricerca petrolifera quindi, concentrata sull'Appennino Emiliano, nell'area dove affiorano le Argille Scagliose (Liguridi), non fece grossi progressi e i modesti incrementi della produttivitą furono ottenuti con il miglioramento della tecnica estrattiva piuttosto che con l'individuazione e sfruttamento di nuovi giacimenti. Infatti si registra un incremento nelle tonnellate di olio estratte che passano dalle 1000 tonnellate nel 1891, alle 10.000 nel 1911 e 20.000 nel '31. La prima importante svolta concettuale della situazione geologica strutturale si ebbe con Cesare Porro, anche se le tecniche di esplorazione non permettevano un riscontro oggettivo delle sue teorie. Infatti ipotizzava che le Argille Scagliose potevano essere la "roccia madre" ma non avevano la permeabilitą necessaria per costituire un buon reservoir (vedi il petrolio) dal quale poter estrarre il petrolio.
Accanto la produzione Italiana di petrolio da 1944 al 1984 in Tep (tonnellate equivalenti di petrolio), sotto il giacimento di Narciso con relativa sezione sismica (Pieri, Petrolio Ed. Zanichelli).



Solamente nel 1940 fu disponibile il rilevamento sismico a riflessione (metodo di ricerca che sfrutta le onde di compressione, vedi terremoti) e nel 1944 si arrivņ alla prima importante scoperta del giacimento di Caviaga (vicino a Lodi, conta 46 pozzi produttivi che estraggono metano puro per il 97% e contenente idrocarburi superiori per il 2,2%; il reservoir č stato individuato nelle sabbie del Pliocene inferiore sul substrato del Miocene; la porositą del giacimento č del 29% con uno spessore massimo 300 metri. La profonditą di estrazione č di 1404 metri. La trappola č di tipo strutturale e precisamente una anticlinale), le cui riserve di 12 miliardi di metri cubi di metano dimostrarono le potenzialitą economiche di questo nuovo tipo di ricerca. Dal 1944 al 1987 sono stati perforati in Italia circa 1800 pozzi esplorativi ad una profonditą media di 3000 metri che hanno individuato circa 300 giacimenti.
Sono molteplici le zone di interesse petrolifero in Italia come la Pianura Padana, studiata e sfruttata principalmente dall'AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli), che sotto la guida di E.Mattei ottenne nel 1953 l'esclusiva di tutta l'area pianura Padana e Veneta. Questo permise di operare una esplorazione organica e rappresenta l'esempio migliore di una porzione di territorio nella quale il progresso delle conoscenze geologiche e stratigrafiche č del tutto dovuto alla ricerca petrolifera. All'interno di quest'area (circa 52.000 Km quadrati, 1/6 di tutto il territorio italiano) si sono individuate molte strutture interessanti come giacimenti in roccia clastica e carbonatica con trappole di tipo strutturale, stratigrafico e misto (vedi petrolio).



 
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