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Il petrolio ed il gas padano hanno diverse origini, infatti la maggior parte dei giacimenti, con reservoir plio-pleistocenici, costituiti da gas metano, come quello di Ravenna (scoperto nel 1952 con 30 pozzi produttivi che estraggono gas metano al 99,5% con tracce di azoto e idrocarburi superiori; la profondità di estrazione è tra i 1250 e 1960 metri e la trappola è di tipo strutturale mista, in particolare una anticlinale sinsedimentaria con una copertura di argille della stessa età) o quello di Serignano (scoperto nel 1954 ha 11 pozzi che estraggono gas metano puro al 99,2% con tracce di idrocarburi superiori e azoto e la profondità di estrazione è di 1305 metri; la trappola è di tipo stratigrafico per erosione della copertura del messiniano) si ritiene che abbia un'origine biogenetica. Le argille di queste successioni infatti sono formate da una alternanze di livelli argillosi e sabbiosi che contengono sostanza organica di origine prevalentemente vegetale terrestre e quindi, in condizioni di rapido accumulo si ha la conseguente formazione di gas nei livelli argillosi ed il drenaggio del gas nei livelli sabbiosi. Quindi il gas biogenico poteva formarsi in grandi quantità e formare un giacimento sfruttabile.


Un'altra origine ha il gas con un contenuto di idrocarburi superiori dell'ordine del 3-10%; quest'ultimi infatti provengono dal kerogene di grande profondità (vedi petrolio), ed in diversi casi il petrolio è potuto migrare attraverso zone di fratturazione raggiungendo i reservoir pliocenici e quaternari, mescolandosi quindi con il gas diagenetico di origine recente. Questa tipologia di situazione si trova nei giacimento di Cavone (scoperto nel 1973, nei pressi di Modena, produce olio a 24,3 API, la profondità di estrazione è intorno ai 3000 metri, la trappola è strutturale costituita da una anticlinale) o in quello di Malossa (scoperto sempre nel 1973 produce gas metano puro al 79,08% con idrocarburi superiori e condensati a 53 API, e a causa della fratturazione della copertura il gas è filtrato anche nelle successioni superiori. La profondità di estrazione è di 5830 metri, e la trappola è di tipo strutturale, in particolare una anticlinale fagliata che è stata tettonizzata alla fine del Miocene). Accanto una sezione del giacimento di Gela, da Pieri 1969. Sotto la piattaforma petrolifera del giacimento di Perla, al largo di Gela, dal centro documentazione fotografica, ENI.


Grande importanza riveste il giacimento di Villafortuna, (presso Novara, scoperto nel 1984 e produce olio a 34 API, da una profondità compresa tra i 4600 e 6200 metri) che risulta essere il più grande giacimento continentale d'Europa e produce 61.000 barili al giorno (1 barile sono 158,76 litri).
Anche negli Appennini Settentrionali fu ripresa l'esplorazione con l'individuazione di alcuni giacimenti, modesti ma interessanti, in trappole strutturali ubicate negli elementi più esterni della catena, che si trovano nelle Marche orientali e nel mare Adriatico. Anche in questo caso il petrolio ha diverse origini; un primo gruppo di giacimenti gassiferi ha reservoir con litologia sabbiosa pliocenica, mentre un secondo gruppo, contenente olio e gas, ha reservoir con litologia sabbiosa ma miocenica sup. e pliocenica inf. (giacimenti di Cortemaggiore e Busseto). Un terzo gruppo di giacimenti, contenenti olio e gas, ha reservoir carbonatici giurassico cretaceci o cretacico eocenici (i giacimenti marchigiani di S.Maria mare, S.Giorgio mare, Sarago, Dora…).



 
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