Wegener, oltre alla combacibilità delle coste dei vari continenti portò altre prove, come quelle paleontologiche che indicavano la presenza di fossili di specie identiche sia in America che in Africa, o quelle litologiche: cioè su entrambe le coste dei due continenti si ritrovano le stesse tipologie di rocce. Portò anche delle prove paleoclimatiche, lo studio degli antichi climi, che indicano che sia in America del Sud che in Africa, verso la fine dell'era Paleozoica (300 - 230 milioni di anni fa), vaste zone erano coperte da una coltre di ghiaccio. Come si vede Wegener portò numerose osservazioni e prove tratte tra l'altro anche dalla geodesia, geofisica e biologia e a buon diritto ha dato il nome a questa teoria che però fu messa in discussione intorno agli anni 50 poiché le forze che Wegener aveva indicato quali causa della deriva, erano obbiettivamente insufficienti. Wegener infatti sosteneva che la forza centrifuga, causata dalla rotazione terrestre, spingesse i continenti verso l'equatore e che altre forze, come quella di Coriolis, o l'attrazione della Luna e del Sole causassero la deriva verso Est e Ovest. È stato con A. Holmes (1931) che si è ipotizzato che le forze che pilotavano la deriva fossero da ricercarsi all'interno della Terra e ipotizzò che delle correnti convettive all'interno del mantello, originate dal decadimento radioattivo, fossero responsabili appunto di questa deriva. Nello schema accanto vi sono alcune teorie sul funzionamento delle correnti convettive: in 1 le placche sono trasportate passivamente, in 2 sono le stesse placche che generano le correnti, in 3 un modello a celle convettive separate tra mantello superiore e mantello inferiore.
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