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Nei margini convergenti invece si hanno due placche che convergono appunto, cioè che si scontrano; quando questo accade una delle due placche inizierà a scivolare al di sotto dell'altra penetrando nell'astenosfera dove inizia a fondersi per poi scomparire all'interno del mantello; si ipotizza che ciò avvenga intorno ai 700 Km di profondità poiché non si registrano terremoti al di sotto di tale profondità. Alcuni geofisici infatti misero in evidenza che gli ipocentri dei terremoti, lungo questo genere di margine, sono distribuiti lungo un piano inclinato in media di 45° che si immerge dalla fossa fin sotto il continente; questa zona è detta "piano di Benioff"; dalla scoperta di questo piano è nata la convinzione che la crosta oceanica scenda nel mantello dissolvendosi progressivamente in esso seguendo appunto il piano di Benioff. A seconda del tipo di margine coinvolto (continentale o oceanico) si possono avere dei risultati morfologici dell'ambiente notevolmente diversi. Quando una placca scivola al di sotto di un'altra allora si parla di zona di subduzione nella quale generalmente si ha la formazione di un prisma di accrezione, di un arco magmatico e di una fossa. Accanto schema della zone di subduzione continentale-oceanica.


Un prisma di accrezione non è altro che una serie di "scaglie", o prismi appunto, di materiale terrigeno, che si erano sedimentati sulla placca oceanica; questo spessore di sedimento in genere non scorre al di sotto della placca, ma si accumula contro il margine continentale durante la subduzione (questa dovrebbe appunto essere la genesi degli Appennini, almeno quelli Settentrionali, formate da scaglie di sedimenti durante la subduzione della placca Sardo-Corsa, la Sardegna per intendersi, al di sotto dell'Italia); un arco vulcanico è formato dall'attività eruttiva che si manifesta nelle immediate vicinanze di una zona di subduzione a causa della differenza termica tra il mantello e la crosta oceanica, ricca di acqua, che vi si immerge e la sua conseguente fusione parziale. Questi archi, se l'attività vulcanica perdura sufficientemente a lungo, possono raggiungere delle notevoli dimensioni come dimostrano la penisola dell'Alaska, il Giappone e le Filippine. La fossa (chiamata anche tranches), è sostanzialmente la linea lungo la quale si ha l'effettivo scorrimento delle placche l'una sotto l'altra. Mediamente raggiungono una profondità di 7-9 km (la fossa delle Marianne raggiunge i 10900 metri circa) e ne sono state distinte 20 di maggiori dimensioni e la loro area è circa il 3% della superficie terrestre. In figura accanto la zona di divergenza nella Rift Valley, sotto lo schema di una subduzione con creazione del prisma di accrezione (notevolmente esagerato).




 
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