Quando si scontrano due placche continentali si ha la creazione di forme morfologiche diverse probabilmente dovute al fatto che hanno entrambe le stesse caratteristiche (di densità e spessore) e quindi non vi è il facile scorrimento di una al di sotto dell'altra; infatti generalmente si ha la formazione di grandi catene montuose (come l'Himalaia, causata dallo scontro della placca Indiana contro quella Asiatica) e corrugamenti della crosta in genere anche di enormi dimensioni.
Nei margini trasformi si ha uno scivolamento di due placche una accanto all'altra senza che vi sia alcuna creazione o distruzione di crosta. Una spiegazione di questi tipi di margini fu data da Tuzo Wilson (1965) che ipotizò che queste grandi fratture (vedi faglia di S.Andreas; terremoti) mettono in collegamento margini convergenti e margini divergenti, così che tutti e tre le tipologie di margini sono unite in un unico processo evolutivo che coinvolge il pianeta. Questa ipotesi è avvalorata anche dal fatto che lungo le dorsali oceaniche sono state individuate numerose faglie trasformi che si suppone si sono formate all'inizio della fratturazione della crosta oceanica che si è spezzata in modo disomogeneo.
Tutte queste conoscenze e prove non possono che confermare ciò che Wegener aveva ipotizzato già nel lontano 1915 e cioè che il nostro pianeta è ancora estremamente attivo e che vi è una costante modificazione e trasformazione del paesaggio e della morfologia. Accanto lo schema della subduzione lungo il margine Cileno dell'America del Sud. Sotto un grafico mostrante gli ipocentri dei terremoti lungo il Piano di Benioff, e accanto il corrugamento Himalaiano.
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