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Il metodo che fornisce le informazioni più attendibili e dettagliate è sicuramente la sismica a riflessione che sfrutta le onde P (vedi i terremoti) provocate artificialmente. Queste onde infatti quando si propagano nel terreno e quando incontrano una litologia diversa, rispetto a quella nella quale viaggiavano, si dividono ed una parte prosegue verso il basso (onde rifratta) mentre una parte di questa rimbalza e ritorna in superfice (onda riflessa, vedi Interno della Terra). Misurando tutte le onde riflesse, mediante dei geofoni, e il loro tempo che hanno impiegato dalla sorgente a tornare in superficie, si ottengono delle sezioni sismiche, anche in 3D, di notevole definizione e profondità (fino a 7-9 Km) che danno indicazioni sia della struttura che della composizione del terreno. Come sorgente si usano o dei normali esplosivi, o dei potenti mezzi meccanici, chiamati vibratori sismici. In mare si sfrutta un getto di ossigeno ad alta pressione che provoca delle onde di compressione nell'acqua che a sua volta le trasmette sul fondo oceanico.
Accanto l'individuazione di un domo salino e relativa sezione sismica; se hai delle domande prova a chiedere al nostro "channel manager" sulla sismica


Una volta individuato il giacimento si procede creando un pozzo esplorativo; infatti solo questo potrà realmente accertare con sicurezza se le trappole identificate dalla prospezione contengano del petrolio e di che tipo. Lo sviluppo di un pozzo esplorativo è un passo fondamentale anche se i suoi costi sono molto superiori a quelli imputabili alla fase di prospezione; infatti mentre un rilevamento sismico può costare tra i 2.000 e 10.000 dollari a Km (circa 400 in mare, perché il processo è più rapido e non si necessita di esplosivi), il costo per la struttura per operare un pozzo esplorativo si aggira tra i 15.000 e 30.000 dollari al giorno in terra e può arrivare a 150.000 dollari al giorno in mare. Considerando che per perforare un pozzo si può impiegare anche un anno, si capisce quanto sia rischiosa ed onerosa questa attività (comunque in caso di successo il gioco vale assai la candela).
Accanto una torre di perforazione e relative aste; nelle immagini sotto alcuni tipi di scalpelli: scalpello a rulli a tre coni; sotto uno scalpello in PDC, da Pieri, Petrolio Ed. Zanichelli.


La tecnica di perforazione più usata è chiamata a rotazione (rotary).
E' costituito da una punta, chiamata scalpello, poggiata sul fondo del pozzo e collegata alla superficie attraverso una serie di aste cave avvitate l'una all'altra e tenute sospese mediante la torre di perforazione; facendo ruotare l'ultima asta, cioè quella che spunta in superficie, si trasmette la rotazione a tutto il sistema e quindi anche allo scalpello. Contemporaneamente dall'alto viene iniettato nelle aste un fluido a pressione (il fango), la cui composizione è studiata per rispondere a determinate caratteristiche di densità e viscosità. Il fango fuoriesce dallo scalpello e risale attraverso lo spazio vuoto tre le aste e la parete del foro (il percorso può essere anche opposto, nel senso che il fango può fuoriuscire anche dalle aste) fino alla superficie dove viene filtrato e pompato nuovamente in circolo. Questo fango serve sia per portare in superficie i detriti provocati dalla frantumazione della roccia, che per raffreddare lo scalpello; inoltre serve a controbilanciare la pressione dei fluidi contenuti nelle rocce permeabili attraversate che altrimenti entrerebbero nel foro. Generalmente comunque si sigilla il foro mediante rivestimenti di tubi in acciaio cementati alla roccia, il casing, anche se questo processo diminuisce sensibilmente il diametro del pozzo.



 
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