SEGUE...


Fra le particelle solide che costituiscono i singoli clasti troviamo spesso le parti dure di molti animali (vedi i fossili) come frammenti di conchiglie o di ossa, che, come accade per quasi tutte le rocce carbonatiche, possono essere quelli assolutamente prevalenti. E' solo nelle rocce sedimentarie che si possono ritrovare i fossili. Le rocce sedimentarie ci forniscono pertanto sempre indicazioni sugli ambienti deposizionali del passato e, talvolta anche sui meccanismi di trasporto dei sedimenti.
Non sono da trascurare anche le implicazioni economiche che questo tipo di rocce possono avere: infatti sono associate alle rocce sedimentarie il carbone, il petrolio e il gas naturale (metano). Ma che cos'è questa alterazione? Alterazione è il termine generale di tutti quei processi naturali che tendono a disintegrare una roccia compatta. Questa può essere di due tipi: meccanica e chimica. L'alterazione meccanica (chiamata anche disgregazione) è la rottura fisica della roccia in piccoli frammenti. In figura accanto uno schema del funzionamento del crioclastismo.


Questo tipo di alterazione può avvenire in diversi modi: uno dei più importanti è la gelivazione o processo crioclastico (vedi figura accanto). Si tratta del congelamento dell'acqua all'interno di fratture del corpo roccioso; gelando l'acqua aumenta di volume (del 9.2%) sviluppando forti pressioni all'interno della frattura, fina a circa 150 Kg/cm2. Queste pressioni non fanno altro che allargare ancora di più la frattura stessa, quindi se si immagina di ripetere questo ciclo ogni giorno, con l'acqua che è allo stato liquido di giorno, ma si solidifica la notte, ci possiamo rendere conto di quanto sia importante questo processo ai fini della disgregazione della roccia.
In questo fenomeno assume grande importanza il ciclo gelo-disgelo più che le lunghe gelate, e pertanto le aree più esposte a questo fenomeno sono le zone montane delle medie e basse latitudini.
Anche la crescita di minerali all'interno delle fratture chiamato aloclastismo altera le rocce sempre in relazione ad una crescita di volume e può assumere una importanza rilevante. Un esempio sono le rocce costiere fratturate dal sale trasportato dall'acqua di mare. Anche l'attività organica può essere determinante nella disgregazione di un ammasso roccioso; infatti se pensiamo alle radici degli alberi che si incuneano nel terreno spesso a profondità tali che incontrano il substrato roccioso e sviluppano grandi pressioni con il proseguire della crescita della pianta. D'altra parte però le radici possono tenere insieme il materiale alterato ritardando in tal modo la sua disgregazione.


Possono assumere importanza anche i processi di dilatazione, dovute ad una diminuzione di pressione per erosione del materiale soprastante, in tal modo le discontinuità della roccia, che prima erano trascurabili per la pressione delle rocce intorno, si allargano quando questa viene a mancare. Anche l'espansione termica, cioè le forti variazioni di temperatura che si possono avere nel deserto ad esempio possono contribuire alla disgregazione della roccia. Questo processo prende il nome di processo termoclastico.
Per quanto riguarda l'alterazione chimica (vedi anche il carsismo) o decomposizione questa è una trasformazione chimica delle rocce con la formazione di nuovi minerali e di solito procede contemporaneamente all'alterazione meccanica che ha un'azione "preparatoria" per quella chimica.
Chiaramente questo processo dipende anche dalla alterabilità dei principali minerali che formano la roccia; da notare che in genere i minerali che cristallizzano a temperature più alte (vedi rocce ignee) sono anche i meno resistenti all'alterazione chimica. Questo è dovuto al fatto che tali minerali cristallizzano a temperature e pressioni molto diverse da quelle ambientali e quando, per diversi motivi tettonici o di erosione, vengono portate in superficie, cominceranno a trasformarsi poichè non sono più in "equilibrio" con le nuove condizioni.




 
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