Il territorio di Castagnola si estende su un'ampia area che comprende, o lambisce, le frazioni abitate di Passano, San Lorenzo, Perniciara-Belvedere, mulino Belloglio, Rovereto, mulino di Siona, Valle Scura-Acquafredda, Voltorara e Lazzino, localizzandosi nell'immediato retroterra della costa ligure orientale, a cavallo fra il Golfo del Tigullio e le Cinque Terre. È un territorio ampio e da sempre densamente abitato2.
Figura 1 - L'area di Castagnola in Comune di Framura (C.T.R.
232150 Deiva Marina).
Fenomeni di diffusa instabilità e ricorrente dissesto in tutta questa regione sono riscontrati sia nella tradizione locale che nelle documentazioni storiche, nonché nella letteratura geologica.
Questa realtà si intreccia, poi, con alcune recenti interpretazioni del fenomeno che tendono a minimizzare una situazione che, al contrario, dovrebbe essere decifrata e tenuta sotto controllo in maniera molto seria definendo in modo scientificamente corretto e nel minor tempo possibile il reale pericolo che corre la popolazione e stabilendo, conseguentemente, le regole per una sua possibile convivenza con un rischio accettabile, che deve e può essere definito in modo obbiettivo ed attendibile grazie alle nuove tecnologie che la scienza mette a disposizione.
Nella fonte orale si tramanda la memoria ripetitiva di edifici distrutti, o danneggiati in maniera talmente grave da dover essere abbandonati a causa della ricorrenza di fenomeni di instabilità3 e ricollocati in altra parte dell'area, ritenuta più sicura, anche se non sempre si è poi rilevata tale.
Uno dei casi più macroscopici è quello della frazione Rovereto che, ancora nell'Ottocento, era densamente abitata e contava anche la presenza di un esercizio commerciale4. Esasperati dai continui danneggiamenti, gli abitanti hanno preferito smantellare le strutture e trasferirsi più a monte, ricostruendo le case con i materiali recuperati. In questa maniera, precorrendo il moderno concetto di ecocompatibilità, si è ottenuta sia la riconversione dell'area abbandonata destinandola nuovamente all'agricoltura, ma anche la contemporanea risistemazione della porzione di versante alleggerendolo, razionalizzando i deflussi delle acque superficiale ed operando una continua manutenzione, indotta dal presidio agricolo5.
Più sofferto è stato il percorso per trovare una localizzazione sicura alla chiesa parrocchiale che, durante gli almeno sette secoli di vita della parrocchia, ha subito profondi danneggiamenti, demolizioni, ricostruzioni e documentati spostamenti da una parte all'altra del territorio per almeno quattro volte (Bollo, 1980)6.
Dell'edificio più antico non si conosce molto, seppure ne testimoniano l'esistenza alcuni documenti7. Nel 1769, il rettore don Agostino Bruno conferma che la sua chiesa è stata fabbricata in surrogazione di altra più antica dedicata a San Cristoforo che era eretta più in alto, della quale rimangono alcuni ruderi8.
Anche questa seconda chiesa, che vaghe notizie disperse nella tradizione locale indicano posta in frazione Rovereto, crollerà per l'espandersi dell'alveo del torrente9 perché, probabilmente, posta troppo a ridosso della scarpata incombente sull'alveo e, conseguentemente, coinvolta in una delle frane superficiali innescate da un fenomeno di erosione spondale, tutt'ora attivo.
La terza chiesa fu edificata più lontano10, ma ancora una volta in posizione critica, in prossimità del cimitero urbano, su una delle ampie fasce poco a monte lungo il versante, dove sopravvive ancora il toponimo La Chiesa. Anche l'oratorio seicentesco di San Lorenzo con la confraternita dei SS. Giacomo e Filippo che si trovava nei pressi di questa chiesa dovette essere abbattuto nel 1874 perché pericolante11.
Infine, bisogna ricordare un altro toponimo La Chiesa che si trova nel centro storico della frazione di Castagnola dove sopravvive una porzione di antico edificio, fortemente lesionato, con una parete ad andamento arcuato, che ricorda quello di un'abside, e che potrebbe essere una sorta di testimone della chiesa più antica.
L'ultima chiesa, quella che sorge oggi in frazione San Lorenzo (località Costa), fu edificata fra il 1856 ed il 1871 utilizzando, ancora, i materiali con cui era stata edificata la precedente12.
Le documentazioni storiche si arricchiscono con più specifiche segnalazioni di frane e smottamenti, di danni e di situazioni di pericolo connessi alla fragilità del territorio di Castagnola a cominciare dal secolo scorso. Sono soprattutto interessanti i riscontri dei connessi accertamenti eseguiti dagli uffici tecnici e, soprattutto, il tentativo di ipotizzare una soluzione radicale al problema. Al di là dei modesti interventi finalizzati alla risoluzione di situazioni puntuali, quello più importante, significativo e di ampio respiro, documentato negli archivi storici, è stato il ricorso a provvedimenti non strutturali ed in particolare alla previsione di delocalizzare alcune abitazioni, trasferirle in prossimità della nuova parrocchiale e dichiarare inedificabili alcuni terreni.
Nella loro globalità le segnalazioni e gli esposti ricevuti dall'Ufficio del Genio Civile della Spezia denunciano situazioni molto eterogenee: dalla segnalazione del parroco di Castagnola preoccupato per il possibile distacco di un masso che avrebbe potuto colpire la canonica13, alla realizzazione di un nuovo muro per risistemare una frana superficiale che aveva interessato la proprietà di tal Signora Ghiglielmone in Passano14, alle segnalazioni di edifici pericolanti15 e di danni occorsi ad opere pubbliche16.
Particolarmente significativi sono altri documenti degli anni Sessanta del secolo scorso relativi al diniego espresso dal Genio Civile per realizzare una nuova edificazione17, alla dichiarazione di inedificabilità di un terreno perché compreso in una zona interessata da un vasto movimento franoso in atto18 ed alla certificazione di inagibilità di un edificio19 necessaria all'ottenimento di un alloggio di edilizia economica popolare in fase di realizzazione nella zona di San Lorenzo20.
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Figura 2 - Due esempi di costruzioni coinvolte nel movimento
franoso: uno dei rarissimi edifici ancora esistenti in prossimità
della trasferita frazione Rovereto (a) e alcune case di località
Villa Cella (b), l'area che oggi pare manifestare il movimento più
macroscopico.
Non potevano poi mancare più recenti quantizzazioni di danni subiti da opere pubbliche e private in conseguenza di fenomeni metereologici intensi, conservate presso gli archivi delle Amministrazioni locali competenti21 che, seppure riconducibili a situazioni specifiche (piccole frane superficiali) confermano la diffusa fragilità del territorio.
Nel 1986, in seguito dell'emanazione del D.L. 30 giugno di quell'anno, fu promossa una prima indagine conoscitiva delle situazioni di rischio idrogeologico presenti sul territorio nazionale, curata dal Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Naturali (GNDCN). Particolarmente significative sono le conclusioni cui è giunto il Professor Sandro Nosengo dell'Università di Genova nel giugno 198722 che interpreta il dissesto in atto a Castagnola come dovuto a movimenti complessi di antica data su coltri detritiche e, pro-parte, substrato roccioso (argilliti e serpentiniti) che coinvolgono l'abitato, case sparse e strade - fenomeni erosivi lungo l'asta torrentizia. L'evoluzione prevedibile si sarebbe esplicata con accelerazione ed estensione dei movimenti, ulteriori danni a manufatti e colture ed erosione rapida al piede dei versanti. Sussisteva, in particolare, un rischio imminente di collassi diffusi, crollo di edifici, danni a manufatti e persone, pericolo di rilascio di masse consistenti e alluvionamento del basso corso del torrente Deiva. Conseguentemente era stimato in 3.650 milioni di lire/1987 il fabbisogno finanziario necessario ad eseguire uno studio complessivo della frana, i primi interventi indispensabili al risanamento del versante, nonché alcune delocalizzazioni. Inoltre è di particolare rilevanza è il fatto che gli interventi ipotizzati assumessero carattere d’urgenza tanto da rientrare in quelli finanziabili col D.L. 30.06.1986 n. 309.
Un'ulteriore ufficializzazione del fenomeno è del 1994 col censimento dei dissesti sia di tipo idraulico (alluvioni ed esondazioni) che geomorfologico (frane) verificatisi sul territorio nazionale nell'ultimo secolo: si tratta del progetto A.V.I.23 promosso dal Dipartimento della Protezione Civile (istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri). E così anche il Comune di Framura predispone la mappatura della zona geomorfologicamente più fragile24, nella quale, fra il 1955 ed il 1960, furono demoliti alcuni edifici pericolanti25.
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