Il primo autorevole richiamo alla situazione
di instabilità geomorfologica noto in letteratura scientifica Ë quello
di Decandia e Elter (1972)26 che delimitano la presenza di un estesissimo
corpo identificato, in legenda, come smottamenti argillosi e frane,
inserito nel dominio della Formazione delle Argille a Palombini. Concordi
con tale interpretazione sono anche Cortesogno et Alii (1981)27 che
apportano come elemento aggiuntivo la presenza, incerta, di due linee
tettoniche in corrispondenza, soprattutto una, della radice di altrettante
spianate morfologiche: elementi che saranno molto importanti nella
definizione e discussione del modello geologico della frana. Negli
anni Ottanta e Novanta gli strumenti urbanistici cominciano ad essere
corredati di cartografie geologiche e, in Liguria, si procede ai primi,
sperimentali, studi geologici propedeutici alla pianificazione di
bacino. Fra i primi bisogna menzionare il dimenticato studio geologico
eseguito su incarico dell'Amministrazione Comunale di Framura, nel
giugno 1993, da Previdi e Simonelli28 a supporto del redigendo P.R.G.
La cartografia geomorfologica identifica le frane attive suddividendole
fra crolli, colamenti, scivolamenti planari, scivolamenti rotazionali
e soliflussi. Tutta la zona di Castagnola, compresa fra San Lorenzo,
il centro storico e l'alveo di pianura del torrente omonimo (località
Acquafredda) viene qui diagnosticata e cartografata come frana attiva
caratterizzata, inoltre, da recenti fenomeni di riattivazione superficiali,
del tipo scivolamento planare. Al di là della tipologia dei singoli
fenomeni Ë fondamentale la diagnosi di attività estesa a tutto il
corpo di frana, la sua delimitazione spaziale e, soprattutto, l'inserimento
di tutta l'area in classe di pericolosità elevata (il massimo della
scala definita) nella Carta di Zonizzazione Geologica e Geotecnica,
con normativa geologico-tecnica. Conferma di tale diagnosi, se ce
ne fosse ancora necessità, viene dal poco successivo studio di Brandolini
e Terranova29 sui maggiori fenomeni di frana distribuiti nella Liguria
Orientale: per la frana di Castagnola gli Autori sottolineano le caratteristiche
di attività e definiscono un'ampia area in movimento veloce. Nel 1995,
il Comune prende spunto da queste cartografie, personalizzandole,
per fornire all'Amministrazione Provinciale della Spezia la delimitazione
dell'area soggetta a situazioni di instabilità, che viene utilizzata
per il censimento delle aree vulnerate da calamità idrauliche ed idrogeologiche30. Una situazione sicuramente delicata per la sua intrinseca pericolosità
e per il rischio che implica per gran parte dei residenti, ma contemporaneamente
una situazione scomoda: dopo tale segnalazione, infatti, le cartografie
di Previdi e Simonelli, di cui s'è detto, non pare abbiano avuto il
seguito naturale per il quale erano state commissionate e redatte,
sostituite di recente con altre che, apparentemente, leniscono alcune
circostanze particolari. Se da un lato la situazione, ma soprattutto,
il potenziale pericolo sono stati minimizzati, dall'altro si è comunque
attivata la ricerca di finanziamenti finalizzati ad intervenire per
mitigare il rischio. In questa direzione vanno alcuni progetti preliminari
redatti dalla Comunità Montana nel 199731 e nel 200032, finalizzati
al consolidamento dei versanti in dissesto di Castagnola. Contemporaneamente,
la medesima Comunità Montata Riviera Spezzina avvia, nel giro di soli
tre anni, ben due indagini sulla frana33. L'interesse scientifico
di tali studi e dei risultati ottenuti si limita, purtroppo, a pochi
elementi forniti indirettamente essendo le indagini limitate alla
porzione più superficiale del dissesto. Eppure gli indizi di campagna
e le ampie premesse in letteratura erano tali da dover indurre, quanto
meno, ad accertare l'esistenza di una componente profonda del fenomeno.
Figura 3 - Distribuzione delle strutture lesionate nel corpo di frana.
La prima di queste Relazioni Geologico-Tecniche (1997) diagnostica che il movimento franoso principale, in atto da diversi anni (...) puÚ essere scomposto in tre fenomeni gravitativi adiacenti ben riconoscibili dall'analisi delle fotografie aeree stereoscopiche (...).
Tra i tre fenomeni evidenziati quello centrale mostra la maggiore estensione ed interessa direttamente l'abitato di Castagnola, presentando le maggiori caratteristiche di gravità; sono infatti lesionate molte abitazioni sopra e sotto la Strada Provinciale e sono interessate molte delle viabilità presenti (...)34.
Particolarmente incidente appare la confusa situazione delle acque sia superficiali che profonde tanto da meritare uno studio specifico35, ma questo aspetto del problema non Ë mai stato sviluppato, neppure successivamente.
Tuttavia, al di là delle incongruenze e delle contraddizioni che caratterizzano queste indagini e dei modesti risultati ottenuti, Ë il riscontro che la porzione dell'area di Castagnola che pare presentare le maggiori problematiche, in termini di velocità di movimento e di arretramento, sembra quella centrale che interessa direttamente l'abitato omonimo.
L'ultima indagine geotecnica operata dalla Comunità Montana, che avrebbe dovuto essere quella risolutiva anche in ragione del congruo finanziamento consesso dalla Regione, ha fornito ancora una volta pochi dati attendibili e riscontrabili. Le carenze pi_ macroscopiche che hanno inficiato risultati ed attendibilità dell'indagine hanno riguardato l'esecuzione di ogni perforazione in parte a carotaggio continuo ed in parte a distruzione di nucleo, l'immediata dispersione delle carote, il campionamento per le analisi di laboratorio eseguito senza la preventiva definizione del modello geologico locale e l'assegnazione di tempi di ritorno all'attività dei corpi di frana superficiale definendoli solo sulla base dell'esistenza o meno di lesioni sui fabbricati costruiti nell'ultima decina di anni. In definitiva l'unico risultato di interesse Ë l'indicazione che tutti i tubi inclinometrici posti in opera hanno manifestato movimenti più o meno intensi (massimo 12-15 mm/mese) e posti a profondità differenti: fino oltre 20 metri dal piano di campagna e, sovente, al di sotto della stessa base dei tubi inclinometrici.
3. Il modello geologico
Il riesame critico di tutti i dati più attendibili, abbinato a nuove osservazioni dirette, Ë stato un passaggio fondamentale per giungere ad ipotizzare il complesso modello geologico locale ed a formulare una valutazione ponderata del grado di rischio cui sono soggetti i residenti che, ricordiamolo, assommano a poco meno della metà della popolazione globale del comune di Framura.
» necessario, in tale ottica, un breve inquadramento geologico nella regione di Castagnola. Tutta la regione Ë dominio delle ofioliti e della competente copertura sedimentaria. La diagnosi specifica di alcune caratteristiche particolari di queste litologie Ë stato un passaggio determinante per capire anche il meccanismo evolutivo della grande frana attiva.
Nella loro forma più tipica le serpentiniti si presentano, almeno in superficie, disarticolate in blocchi lentiformi di dimensioni medie non superiori al metro cubo, con superfici esterne lucenti e levigate e colorazione verde con tonalità da chiare a scure, fino a bluastre. In questa forma sono presenti fra le località Castello di Passano e Lazzino e fra le località Casella e TarÏ. Di natura differente sono le serpentiniti visibili in corrispondenza del più modesto affioramento, o meglio dei brandelli di affioramento, presenti sotto la località Pallareto. In questo caso si tratta di serpentiniti da peridotiti plagioclasiche, quindi di origine leggermente differente dalle precedenti. Queste ultime sono particolarmente riconoscibili per la caratteristica di mostrare lungo le superfici esposte, minute asperità in rilievo che altro non sono che piccoli cristalli di Bastite.
Figura 4 - Delimitazione del corpo di frana attiva definita sulla Carta Geomorfologica del Piano
di Bacino Ambito 18 - Ghiararo adottato.
Analogamente fondamentale Ë stato il riconoscimento del diverso stato di fratturazione e di conservazione di alcuni significativi affioramenti di argilloscisti afferenti alla Formazione delle Argille a Palombini, serie di copertura delle ofioliti. In particolare lungo la strada comunale, presso la località Lazzino l'affioramento presenta un discreto stato di conservazione con gli strati (rappresentati da alternanze abbastanza regolari di calcari pi_ o meno puri e argilloscisti) disposti a debole reggipoggio nei confronti del versante. Al contrario le medesime Argille a Palombini appaiono profondamente fratturate lungo la strada provinciale fra Castagnola e Mulino Belloglio e in stato di conservazione ancora peggiore quelle diffusamente presenti lungo la sponda destra del torrente Rovereto. Qui, in particolare, mostrano andamento a debole franapoggio rispetto al versante abbinato ad una presenza dei calcari occasionale e, in genere, in forma di brandelli o spezzoni di strato. Queste osservazioni ed il riscontro di suoli di evidente derivazione dall'alterazione delle Argille a Palombini, diffusi soprattutto nelle ampie aree terrazzate, concorrono a confermare l'ipotesi di Decandia e Elter (1972) sulla presenza di un vastissimo brandello dello spessore ipotizzabile di almeno 20-30 m di Argille a Palombini in scivolamento sulle sottostanti serpentiniti.
Particolarmente significativi ed indicativi sono poi alcuni aspetti pi_ strettamente geomorfologici. In particolare, lungo il corpo della frana sono presenti almeno tre ampie spianate sub-paneggianti, poste a differenti quote e con andamento in contro pendenza rispetto al versante stesso, una delle quali limitata verso NE dalla ipotizzata linea di faglia di Cortesogno et Alii (1981).
Tutti questi elementi concorrono a diagnosticare il vastissimo dissesto di Castagnola come quel fenomeno molto più ampio e profondo già ipotizzato da Nosengo nel 1986.
In superficie il fenomeno Ë parzialmente mascherato e complicato dalla presenza di coperture pi_ o meno estese e potenti di coltri sciolte originate, in parte, da frane recenti staccatesi dai rilievi circostanti alcune delle quali ancora attive, ed in parte prodotte dalla profonda alterazione delle argilliti e degli argilloscisti. Non bisogna trascurare infine la ricorrente presenza di acqua che imbibisce fortemente tutto il sistema, anche a profondità sensibili, provocando ulteriori risentimenti in superficie.
Figura 5 - Sezione geologica interpretativa attraverso la regione di Castagnola (MDS). LEGENDA: 1. Alluvioni del torrente Castagnola; 2. Coltre eluviale; 3. Formazione delle Argille a Palombini: 4. Serpentinite: 5. Faglie; 6. Piano di scivolamento principale della frana profonda.
Nel caso di Castagnola siamo quindi di fronte ad un tipo particolare e complesso di movimento franoso che si estende su un'area molto vasta ed Ë caratterizzato da superfici scorrimento, molto profonde (oltre 30 metri) le quali vanno ad interessare anche il substrato.
La frana Ë generalmente soggetta a movimenti continui, con velocità comprese fra qualche millimetro ed alcuni centimetri l'anno e con risentimenti in superficie, ma che possono degenerare in situazioni molto pi_ violente. In quest'ottica Ë evidente come gli studi di dettaglio pi_ recenti abbiano raggiunto un obbiettivo parziale poichÈ sono stati limitati a definire le fenomenologie esclusivamente più superficiali e secondarie, interpretate come avvenimenti tra loro indipendenti, mancando la diagnostica relativa alla frana più profonda ed insidiosa.
L'evoluzione del sistema globale frana di Castagnola (intendendo in questa denominazione tutte le sue componenti) si esplica quindi con meccanismi, velocità e richiami superficiali molto differenti ed eterogenei.
La conseguenza pi_ diretta e immediata Ë che tutta l'area deve considerarsi una frana attiva anche se il livello di pericolosità che la caratterizza in superficie Ë evidentemente diverso da zona a zona.
A questo punto Ë apparso fondamentale disporre di informazioni a scala più ampia, conseguenti a serie storiche di dati oggettivi sui movimenti reali all'interno della frana, che potessero caratterizzare anche le differenti velocità di movimento, che fossero disponibili in tempi relativamente brevi (di molto inferiori a quelli di un monitoraggio convenzionale, corretto) e, infine, realizzabili con costi proporzionati. Il raggiungimento dei citati obbiettivi era perseguibile mediante una tecnica di monitoraggio estremamente sofisticata ed innovativa, quella dell'interferometria radar satellitare36 basata sull'elaborazione di immagini radar, ad apertura sintetica (SAR), riprese dai satelliti dell'Ente Spaziale Europeo (ESA), secondo le tecniche DInSAR e dei Permanent Scatterers37 con conseguente interpretazione geologica, che permette di misurare, con precisione millimetrica/annua, lo spostamento di elementi al suolo di qualche metro quadrato di estensione (edifici, infrastrutture o riflettori appositamente posizionati); ovviamente tali elementi devono risultare visibili su diverse immagini riprese dal satellite durante passaggi successivi. Inoltre, la metodica puÚ essere applicata ripetutamente su immagini acquisite ad intervalli di tempo predefiniti, anche sulle serie storiche disponibili, rappresentando un potenziale strumento di monitoraggio semi-continuo, in remoto.
Nel caso di Castagnola si dispone di serie storiche di immagini acquisite dai satelliti ERS-1 ed ERS-2 a partire dal 1992 che consentono un'analisi, per cosÏ dire, retroattiva del fenomeno. Una tecnica di analisi sofisticata, che puÚ fornire informazioni precise ed obbiettive circa la reale dimensione dell'area interessata dalla frana, quantificarne gli spostamenti nel tempo e stabilire un range di velocità del movimento che sia compatibile o meno con un accettabile grado di rischio per la popolazione residente.
Il progetto di monitoraggio basato su questa tecnologia Ë stato messo a punto congiuntamente dal Servizio Piani di Bacino della Provincia della Spezia e dal Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze, ottenendo il finanziamento da parte della Regione Liguria (circa 134.000 €).
In prima battuta sono state acquisite 126 immagini relative al periodo compreso fra il 27 aprile 1992 ed il 16 febbraio 2003, suddivise fra 40 immagini ascendenti (Track 487, Frame 891) ed 86 immagini discendenti (Track 437, Frame 2709).
I risultati definitivi dello studio sono attesi ai primissimi del 2004, ma già in fase preliminare viene confermata l'attività globale del vasto corpo di frana, con porzioni molto attive e veloci, unita all'indicazione che anche diversi corpi quiescenti, circostanti, presentano fasi di attività recente, seppure generalmente lenta. Da ciÚ si rafforza la certezza che sarà possibile ulteriormente dettagliare quelle porzioni della frana principale di Castagnola che, evidenziando pericolosità molto elevata, necessiteranno, probabilmente, dell'inibizione alla residenza, da quelle che potranno consentire la convivenza con un rischio accettabile, seppure a condizioni ben precise, che dovranno essere stabilite.
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