N.B. Per chi volesse saperne di più, la carta (in
copie numerate) e le note di accompagno (scritte da Mario Tozzi) sono
in vendita presso Progetto Editoriale, Roma 06-4744971; l'articolo qui
presente è stato edito sotto altra forma nella rivista Scienza e paranormale
del Cicap italiano.
La carta dell’oceano Atlantico di Piri Re’is
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La cosiddetta
carta dell’oceano Atlantico di Piri Re’is fu scoperta da B.Halil Erem
Eldem nel 1929, al momento della ristrutturazione delle collezioni
del museo Topkapi a Istanbul, in Turchia.
Non è una carta completa: presumibilmente manca l’intera parte orientale
di quella che doveva essere una rappresentazione organica di tutte
le terre allora conosciute. Come le altre carte dell’epoca è disegnata
su una pelle di gazzella trattata ed è colorata ad acquarello: Piri
Re’is la tracciò (o la fece tracciare sotto la sua guida) nel marzo
o nell’aprile del 1513.
Dopo essere stata dimenticata per decenni, la carta fu
“riscoperta” nel 1953 dal capitano Arlington T. Mallery, ma solo successivamente
Charles H. Hapgood e Richard Strachan ipotizzano una fonte fantastica
per la carta di Piri Re’is: un ipotetico osservatore posto a oltre
10.000 metri di quota, questa l’unica spiegazione che avrebbe potuto
rendere conto dell’estrema accuratezza attribuita alla carta nella
rappresentazione di sistemi idrografici e orografici. Da quel momento
inizia il viaggio dell’ammiraglio Piri e della sua carta nell’evo
moderno. |
Quella carta è la più antica rappresentazione delle Americhe
che si conosca e già questo ne fa un documento unico e di straordinario
interesse. Non siamo di fronte a una semplice copia, come spesso accadeva
al tempo e come lo stesso Piri lascia trapelare, ma ad uno sforzo interpretativo
originale, il primo che prenda in considerazione il globo intero.
La carta dell’Atlantico dell’ammiraglio Piri non ha perso
la funzione simbolica e in qualche modo magica che avevano le carte medievali,
infarcite come erano di riferimenti mitici e religiosi, ma è una carta
davvero speciale, visto che da più di cinquant’anni vi scorrono sopra
fiumi d’inchiostro, soprattutto per ciò che concerne le presunte “anomalie”
della mappa stessa, in particolare quella --apparentemente enorme-- della
presenza di un continente antartico nella parte meridionale.
Le fonti
Non ci sono evidenze che i documenti cartografici alla base della
carta dell’oceano Atlantico siano “corretti”, cioè che rappresentino “oggetti”
reali nella loro posizione vera: in definitiva nessuno sa se i frequenti
errori sulla mappa, più volte riconosciuti, siano dovuti al compilatore
o alle carte originarie. Non è cioè possibile stabilire con certezza quanti
interventi “integrativi” o sostitutivi abbia subito né, eventualmente,
riguardo a quali regioni. Le carte usate come fonte erano per la maggior
parte conservate nella Biblioteca Imperiale di Costantinopoli a cui Piri
aveva accesso privilegiato. Sono principalmente documenti portoghesi e
arabi: Piri afferma espressamente che per il Sud America utilizza le carte
di quattro navigatori lusitani, ma aggiunge di avere usato anche le famose
mappe di Alessandro il Grande (Mappae Mundi).
L’ispirazione colombiana merita, invece, un discorso a parte.
Mappe colombiane potevano effettivamente trovarsi fra i materiali rinvenuti
da Keimal (lo zio di Piri, prima pirata e poi ammiraglio della flotta
turca) nel 1501 in un vascello spagnolo predato: Colombo era tornato dal
suo terzo viaggio nel 1500, dunque l’ipotesi è possibile. Uno schiavo
spagnolo di Keimal, catturato durante le sue scorribande, raccontava di
aver accompagnato lo stesso Colombo nei suoi viaggi verso le Americhe.
Anzi, la carta di Piri potrebbe essere l’unica testimonianza di quel documento
mai ritrovato altrove.
Cosa è rappresentato nella carta
La famosa carta di Piri Re’is è stata fino ad oggi considerata la prova
migliore che antichi astronauti abbiano visitato il pianeta Terra e abbiano
lasciato tracce importanti e nascoste del proprio sapere.
Il frammento di carta che è arrivato a noi è inevitabilmete
incentrato sull’oceano Atlantico e riporta le coste del continente americano
a Ovest e quelle europee e africane a Est; il settore meridionale è interamente
occupato da una costa frastagliata unita a quella sud americana, ma posta
in corrispondenza del continente antartico come noi lo conosciamo oggi.
Ci sono poi quasi tutte le maggiori isole atlantiche, dalle Azzorre a
Madera alle Canarie a Capo Verde, oltre ad Haiti e alle Antille.
Alcuni “oggetti” geografici sono rappresentati in modo sostanzialmente
poco difforme rispetto alla realtà, come il Rio de la Plata, mai rappresentato
prima, le Ande, Terra Nova, il Labrador e la Groenlandia. Le distanze
Africa-Americhe sono rappresentate con longitudine relativa corretta,
nonostante al tempo non se ne conoscesse ancora l’uso.
Altri “oggetti”, invece, risultano erroneamente rappresentati
per posizione, dimensioni o forma, come il Rio delle Amazzoni, che compare
due volte, o i Caraibi, di cui è sbagliata la scala e l’orientazione della
gran parte delle isole. L’Isola Hispaniola (Haiti e Repubblica Dominicana)
viene grossolonamente confusa con Santo Domingo ed è orientata secondo
la direzione Nord-Sud, e non Est-Ovest come in realtà; inoltre viene fatta
coincidere con Cuba nella “correzione” effettuata da Hapgood anche se
siamo sicuri che per Piri Reis --come per Colombo-- Cuba non esisteva
come isola, ma piuttosto come protuberanza di altri continenti.
Se c’è un fatto straordinario, quello è che Piri costruisce
un intero planisfero senza l’ausilio delle moderne coordinate geografiche,
ma utilizzando solo le direzioni rispetto alla rosa dei venti e le distanze
misurate dai marinai. Da questo punto di vista l’esercizio intellettuale
e tecnico dell’ammiraglio turco desta ancora oggi grande e giustificata
ammirazione.
L’interpretazione della carta
Bay Hasan Fehmi ha da tempo interpretato e decifrato le note a margine
della carta dell’Atlantico tracciate dall’ammiraglio Piri. La sua traduzione
e le sue indicazioni sono una trama sicura e non sono, fino ad oggi, mai
state scientificamente criticate.
Le terre meridionali rappresentate nella carta dell’oceano
Atlantico hanno suggestionato gli intelletti di molti uomini: come avrebbe
potuto un pur valente comandante di vascelli rinascimentali tracciare
la linea di costa di un continente non ancora toccato né immaginato da
nessuno ? La Terra della Regina Maud e le regioni limitrofe sembrano effettivamente
rappresentate sulla carta, ma sono ricoperte dai ghiacci da migliaia di
anni: chi avrebbe potuto oservarle prima, in un tempo in cui non si erano
ancora sviluppate civiltà storiche in senso stretto ?
Due enigmi principali dunque si pongono all’attenzione degli
studiosi:
1- Come è stato possibile tracciare la posizione e la forma di un continente
che sarebbe stato scoperto solo più di 300 anni dopo ?
2- Come è stato possibile tracciarne i limiti in condizioni così diverse
da quelle della scoperta, cioè senza la coltre glaciale che si sarebbe
estesa da quelle parti già migliaia di anni prima di Cristo?
Le ipotesi fantastiche
Era forse esistita una civiltà molto progredita --ma sconosciuta-- che
aveva girovagato per i mari prima dell’epoca in cui l’Antartide fosse
ricoperta dai ghiacci ?
Charles Hapgood suggerì che Piri si fosse basato su mappe
del IV secolo a.C. e anche su carte molto più antiche, come se fosse esistita,
un tempo, una riproduzione planimetrica dell’intera superficie terrestre.
Una civiltà sconosciuta --che potrebbe avere avuto una origine aliena--
avrebbe tracciato questa carta prima del 4000 a.C. grazie a un patrimonio
tecnologico, molto superiore a quello contemporaneo, poi andato perduto.
Le mappe elaborate sarebbero state conservate nella mitica biblioteca
di Alessandria e poi tradotte a Costantinopoli da dove cominciarono a
passare di mano in mano.
Molti rimasero impressionati dalle ipotesi di Hapgood, tanto
che l’allora presidente della Società Geografica Americana --John Wright--
affermava che sarebbero state necessarie analisi attente e più precise
delle sue ipotesi, prima di liquidarle come follie. Ma fondamentalmente
le sue ipotesi rimasero semisconosciute, e nessuno scienziato le prese
in seria considerazione, anche solo per confutarle. Ciononostante i suoi
sostenitori ricordano la prefazione scritta nel 1953 a un suo libro --per
la verità prima che Hapgood iniziasse a interessarsi di Piri Re’is-- addirittura
da Albert Einstein, che ne testimoniava l’originalità, la semplicità e
la potenziale importanza.
Secondo Hapgood l’Antartide era molto più calda un tempo
rispetto a ora, perché situata circa 200 miglia più a nord, cioè fuori
del Circolo Polare Antartico. Si spostò successivamente nella sua attuale
posizione grazie a un meccanismo di “dislocazione lenta” della crosta
terrestre che già Taylor aveva chiamato creeping e che, per alcuni scienziati,
era un modo efficace di far andare i continenti alla deriva. In questa
ipotesi i continenti scivolerebbero rigidi su uno strato inferiore plastico,
un po’ come Alfred Wegener --il geniale inventore della deriva dei continenti--
pensava facessero le sue zattere di Sial sul più profondo Sima. Il ghiaccio
sarebbe dunque comparso solo dopo lo spostamento verso le zone più fredde.
Se Piri fosse stato il solo a disegnare l’Antartico, si sarebbe
potuto trattare di una pura coincidenza, ma già altri lo avevano fatto,
come egli stesso lascia trapelare. Secondo Von Daeniken --che in questo
caso riprende idee di Jacques Bergier e Robert Charroux-- nella carta
di Piri figurano catene montuose che furono scoperte solo nel 1952, per
le quali sarebbero stati necessari rilevamenti fotografici da altissima
quota. Da quel momento la carta dell’Atlantico è stata considerata una
delle prove più convincenti della presenza di astronauti alieni in tempi
antichissimi, ma va ricordato che fu solo Von Daeniken a ipotizzare l’uso
di fotografie aree prese da dischi volanti come fonte per la carta, e
non Hapgood o altri.
La somiglianza con l’Antartide è precisa o approssimata ?
Potrebbe la parte meridionale della carta dell’oceano Atlantico rappresentare
solo un’estensione del Sud America e non l’Antartide, visto che mancano,
effettivamente, 900 miglia di costa a sud del Rio de la Plata ? Potrebbe
questa deformazione avere avuto origine e trovare una spiegazione solo
in una mancanza di spazio, peraltro tipica nella compilazione cartografica
dell’epoca, oppure in una consuetudine ?
Chi afferma, invece, che si tratti proprio dell’Antartide
commette diversi errori. Per primo si confonde la topografia subglaciale
con la topografia senza ghiacci: la prima è diversa da una ipotetica superficie
libera dai ghiacci a causa di 293.778.800 km3 di ghiaccio che giacciono
sia sul continente che sulle isole aggregate. Il peso di questi ghiacci
ha schiacciato e ribassato il continente antartico di centinaia di metri
tanto che Il rimbalzo isostatico del continente --una volta rimosso il
ghiaccio-- ne innalzerebbe la topografia subglaciale da un minimo di 50
metri fino a un massimo di 950 (dall’interno alle zone di margine), come
un pezzo di legno immerso a forza in acqua. Inoltre, si deve considerare
che, se il ghiaccio che attualmente occupa l’Antartide fosse invece liquefatto,
il livello del mare salirebbe di circa 70-80 metri. Da questo punto di
vista, l’attuale topografia subglaciale del continente (ricostruibile
con metodi geofisici indiretti) e l’attuale linea di costa sono molto
diversi rispetto a quelli di un‘ipotetica Antartide libera dai ghiacci.
Se fosse stata realmente rappresentata una parte del continente sud-polare
priva della calotta glaciale, si sarebbe dovuta porre ad altre quote topografiche
anche la linea di costa, che sarebbe perciò stata molto diversa da quella
attuale. Insomma, saremmo di fronte al contorno di un’Antartide senza
ghiacci, ma con la linea di costa corrispondente a quella attuale (con
i ghiacci), cosa palesemente impossibile. Si parla cioè di due oggetti
differenti, che non possono essere messi a paragone: il contorno del continente
cambia a seconda che ci sia una coltre glaciale oppure no.
In secondo luogo, la carta di Piri è completamente mancante
di linee di livello della topografia (le isoipse) e dunque non può essere
confrontata con alcun profilo sismico o topografico che sia, se non facendo
assunzioni prive di senso scientifico. Non c’è modo cioè di sapere quale
fosse l’andamento del rilievo, dove fossero le valli e dove le montagne
nella carta di Piri Re’is, e dunque non c’è modo di confrontarlo con gli
attuali andamenti altimetrici né dell’Antartide né di altri continenti.
Infine, nuovi dati sismici (ottenuti negli anni ‘80) mostrano
in via defintiva che non esiste alcuna relazione fra la carta dell’Atlantico
e quella reale: la topografia corretta per tenere conto del rimbalzo isostatico
non mostra alcuna somiglianza degna di nota. Come dimostrato dai campioni
di ghiaccio e di rocce e dai dati palinologici e del radiocarbonio, la
regione antartica è stata coperta da una calotta glaciale ben sviluppata
fra 40.000 e 6.000 anni fa. Più precisamente il massimo sviluppo della
calotta glaciale si realizzò esattamente fra 21.000 e 16.000 anni fa.
L’ultima volta che l’Antartide fu completamente libera dai ghiacci fu
però solo 14 milioni di anni fa: ciò significa che in nessun momento “utile”
per gli uomini ci fu un continente privo di ghiacci che potesse essere
topografato, visto che i primi ominidi risalgono, al massimo, a 3 milioni
e mezzo di anni fa.
Altre critiche scientifiche
Il “continente” (meglio sarebbe dire la linea di costa) che sbarra a sud
l’oceano Atlantico potrebbe essere semplicemente la raffigurazione visiva
dell’adattamento mentale al concetto tolemaico del mondo delle informazioni
che provenivano dalle prime grandi esplorazioni. Niente Antartide ante
litteram, nesun mistero, ma solo un tentativo di “chiudere” idealmente
un mondo che altrimenti sarebbe restato “aperto”.
La carta di Piri non è precisa e non è stata realizzata a
partire da documenti veri. Il confronto critico dei dati cartografici
attuali con la carta di Piri mostra chiaramente che non è così accurata
come si vorrebbe far credere, anche se resta una mappa eccezionale rispetto
al periodo in cui fu compilata. Molti “oggetti” non sono correttamente
rappresentati, in particolare l’area caraibica che non somiglia affatto
alla realtà e il fatto che la costa orientale dell’America del Sud è riportata
in maniera erronea, mancando oltre 1300 km, e non essendoci separazione
con la pretesa terra antartica (non c’è cioè il mare di mezzo). Ma il
fatto più importante è che la mappa dell’Antartide non concorda affatto
con la linea di costa attuale.
Se poi la carta fosse davvero stata tracciata da extraterrestri,
perché allora non è perfetta ? Se avevano la possibilità di vederla dall’alto,
perché l’hanno fatta così poco precisa ?
La carta dell’ammiraglio Piri è autentica ?
Secondo i cultori del mistero la carta dell’Atlantico è vera, ma finora
nessuno ha raccolto prove dirette che ne testimonino la data di stesura
originale e definitiva. Del resto poi, le carte geografiche non sono mai
rappresentazioni esatte della realtà: ogni opera è frutto di aggiustamenti,
interpretazioni e omissioni.
Secondo alcuni studiosi è possibile falsificare --filosoficamente
parlando-- la presunta accuratezza della mappa di Piri Reis, che altri
ricercatori --come Mallery-- attribuiscono solo a errori di compilazione.
Dunque siamo di fronte a un documento non utilizzabile scientificamente,
nonostante l’indubbia suggestione mitologica.
La carta dell’Atlantico è un documento chiaramente composito
basato su fonti diverse e contiene molti degli errori che già infestavano
le carte del Cinquecento, nonostante si tratti comunque della migliore
rappresentazione di quel periodo. E’ un esempio eccellente di carta da
esplorazione, ma non sembra racchiudere un mistero, né aver avuto bisogno
della mano di astronauti che, avendo a disposizione un satellite, l’avrebbero
certamente fatta più precisa.
L’ammiraglio Piri non ha potuto conoscere l’Antartide liberata
dai ghiacci e quel tratto di costa forse somiglia di più alla parte meridionale
dell’America del Sud di cui potrebbe essere un’ideale prosecuzione secondo
gli abiti mentali e le consuetudini dell’epoca.
Bibliografia selezionata
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T.B.Kellogg, R.S. Truesdale & L.E.Osterman (1979) - Late Quaternary estent
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