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Critica:
Spett.le Redazione mi preme fare alcune considerazioni sull’articolo “scientifico”
di Raniero Massoli-Novelli e Marco Petitta riguardante l’”Impatto idrogeologico
delle gallerie autostradali del Gran Sasso” inserito nella parte di idrogeologia
delle pubblicazioni on-line.
E’ stupefacente che in tale articolo non si accenni minimamente ai seicento
metri di abbattimento della falda in asse alle gallerie! E’ stranoto e
documentato scientificamente!! Questa si una situazione unica in Europa
e non i 1400 mt di rocce carbonatiche sovrastanti e indispensabili per
gli esperimenti dell’INFN (con tutto il rispetto che ho per l’importanza
di tali esperimenti).
Si minimizza l’impatto arrecato giustificandolo in parte con la diminuzione
delle precipitazioni e non si accenna neanche al fatto che spostandosi
di soli tre chilometri con il tracciato si sarebbe potuto entrare nel
flysch della Laga evitando i depositi carbonatici carsici contenenti quello
che era una grandissima falda acquifera. A quel tempo dove si trovavano
tali illustri geologi? Non si accenna minimamente a quando fu intercettata
la faglia di Valle Fredda e ai morti che provocò nell’attraversarla e
quant’acqua ne uscì.
E poi che c’entra con gli incidenti nella galleria del Monte Bianco, quella
è una, qui già ce ne sono due con bypass ogni 250 mt. Avete mai attraversato
la galleria? Potete constatare voi stessi quanto traffico ci sia!!!
Il progetto per la terza galleria prevede che un tratto comunque sia in
falda, perché non lo accennano? Il drenaggio è utilizzato dagli acquedotti
abruzzesi per uso potabile (900.000 abitanti serviti), con i lavori in
falda cosa accadrebbe, a prescindere dal D.Lgs. 152/99 che lo vieta?
Perché per una questione di sicurezza si sceglie la via di fuga più lunga
(verso L'Aquila) 7 Km e non verso Teramo 3 Km?
Per non parlare delle recentissime vicende che hanno portato al sequestro
da parte della Magistratura di uno dei laboratori. Nessuna autorizzazione
allo scarico delle acque e al prelievo, nessun provvedimento per l’impermeabilizzazione
degli ambienti ecc. considerato l’estrema pericolosità delle sostanze
contenute nelle vasche 76 tonnellate di tricloruro di gallio in soluzione
acida, (informatevi sul rischio di tale sostanza), oltre alle diverse
tonnellate di idrocarburi che, per via di uno sversamento casuale di una
ridotta quantità (impossibile da accertare) hanno provocato l’inquinamento
del torrente Mavone per cui poi sono partite le indagini che hanno portato
al sequestro del laboratorio C. Cavolo sono in falda e quell’acqua noi
ce la beviamo!!!
Tutto ciò mi meraviglia che sia stato scritto da un membro del Consiglio
Direttivo della Società Italiana di Geologia Ambientale (meno male!!)
che tempo fa costrinse alle dimissioni Leo Adamoli da Referente Regionale
per la Regione Abruzzo, in quanto si era espresso in maniera diversa da
quanto essi sostenevano e continuano a sostenere e a pubblicare sul terzo
traforo!!!!
Il Dott. Leo Adamoli è la persona con più pubblicazioni scientifiche che
riguardano il Gran Sasso e penso che si debba tener in considerazione
quando si parla di determinati argomenti.
Mi dispiace moltissimo che l’artico sia pubblicato su un sito a cui accedono
numerosi geologi e non, i quali, spesso, non conoscendo la situazione,
prendono per buone tali informazioni.
Questa è pessima informazione che passa sotto forma di articolo “scientifico”!!!!
Provate a chiedere agli stessi autori se le affermazioni che faccio non
sono vere.
Spero che possiate porre rimedio in qualche modo altrimenti sarà un’ulteriore
conferma che la nostra categoria non vale nulla ed è facilmente comprabile
o al servizio di chi detiene il potere.
Dott. Geol. Alessandro Venieri.
Risposta:
Gentile Redazione di www.geologia.com,
ringraziamo il collega Alessandro Venieri per la lettura critica della nostra nota sulle gallerie del Gran Sasso; tuttavia riteniamo la sua lettera piena di imprecisioni e di preconcette interpretazioni. Ne riprendiamo soltanto alcune.
Innanzitutto consigliamo vivamente a Venieri di documentarsi meglio sulle pubblicazioni sul Gran Sasso, poichè a nome soprattutto di Marco Petitta ne sono state pubblicate oltre 25 negli ultimi 10 anni: esse contengono la maggior mole di dati mai prodotta sull’idrogeologia del massiccio. Il collega Adamoli, cui Venieri fa continuamente riferimento, pur essendo indubbiamente un grande esperto della geologia del Gran Sasso, non ha mai prodotto o pubblicato un suo dato di idrogeologia, limitandosi correttamente quando ha affrontato l’argomento a riportare ed interpretare dati prodotti da altri.
Ancora è sbagliato affermare che non abbiamo “minimamente accennato all’abbattimento della falda”: abbiamo invece denunciato che “l’acquifero del Gran Sasso ha reagito alla sollecitazione indotta dal drenaggio dei trafori, …modificando rapidamente il proprio assetto idrodinamico ed erogando notevoli quantità d’acqua sotterranea dai drenaggi, a discapito di riserve permanenti e quindi non rinnovabili”.
Quanto alla possibilità di “spostare il tracciato di soli tre chilometri”, si tratta di una affermazione del tutto priva di fondamento: innanzitutto Venieri non riesce a capire che è facile oggi criticare, avendo la mentalità e la cultura tecnica ed ambientale di questi anni, mentre era molto meno facile progettare e prevedere con le mentalità degli anni 60 (noi come geologi non c’eravamo!). Inoltre riteniamo, proprio alla luce dei tanti dati oggi esistenti, che con molta probabilità qualsiasi galleria attraversante il massiccio del Gran Sasso avrebbe intercettato comunque la falda e sempre copiosamente.
Riguardo alla diminuzione delle precipitazioni, si tratta di un dato scientifico che non minimizza l’impatto all’epoca dello scavo, ma piuttosto vuole dimostrare che è scientificamente errato attribuire l’attuale diminuzione delle portate delle sorgenti alla sola influenza del traforo, influenza che si è stabilizzata da diversi anni (almeno dieci, dai dati raccolti).
Il nuovo tracciato della terza galleria, non ancora definitivo quando preparammo l’articolo, nel suo tratto terminale di entrata nei laboratori sarà in zona satura, ma comunque drenerà acqua già intercettata dagli attuali laboratori, quindi nessun danno ulteriore verrà prodotto sull’acquifero. Questo è facilmente intuibile da chiunque abbia conoscenze di base di idrogeologia e conosca le leggi dell’idrodinamica sotterranea.
Riguardo all’incidente dei Laboratori cui si riferisce il collega, esso è chiaramente avvenuto dopo la stesura del nostro articolo su Geologia dell’Ambiente, uscito nel 2001 e poi inserito in www.geologia.com, ed è stato quindi impossibile per noi da citare! Ed allora chi è che fa “pessima informazione”, noi o Venieri?
Comunque nella sua gravità esso testimonia il buon isolamento dei Laboratori: lo sversamento accidentale infatti ha inquinato il torrente Mavone, senza che nessuna conseguenza ci fosse per le acque di falda intercettate dalle gallerie e indirizzate alla rete acquedottistica.
Infine, ci permettiamo di difendere la “scientificità” dei dati e delle interpretazioni: un conto è avere pareri diversi, riteniamo sempre rispettabili, un altro è mettere in dubbio la loro attendibilità. E’ buona norma in campo scientifico confutare dati e interpretazioni con altri dati e relative interpretazioni, cosa che Venieri non fa. D’altronde, anche il collega Adamoli, tenuto presente e sempre citato nelle nostre ricerche, ha riconosciuto la validità dei dati da noi prodotti, poichè correttamente non basa più la sua opposizione al progetto della terza galleria sulla diminuzione che provocherebbe alle sorgenti (come invece asseriva prima che pubblicassimo i nostri dati), ma si è indirizzato verso il problema della qualità delle acque e del loro possibile inquinamento, problematica reale che certamente va analizzata in dettaglio con metodi scientifici e, ovviamente, produzione di dati a riguardo.
Cordialità
Raniero Massoli-Novelli
già Professore Associato di Geologia
Università dell’Aquila
Marco Petitta
Professore Associato a.p.s., Geologia Applicata e Idrogeologia
Università “La Sapienza” di Roma
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