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PREMESSA
L'itinerario geologico qui progettato si snoda in un territorio
a bassa densità di flussi turistici interposta, tuttavia, tra due
importanti poli: la Grotta di Stiffe, la cavità carsica più visitata
dell'Abruzzo, e l'altopiano delle Rocche, nota località di turismo
invernale.
Scopo dell'itinerario risulta quello di far conoscere ad almeno
ad una parte dei turisti che frequentano le due aree, ed in particolare
a quelli interessati alla geologia, siti geomorfologici abbastanza
vicini ed egualmente di notevole interesse, finora trascurati.
Quasi tutti i visitatori che arrivano alla Grotta, ad esempio, ricevono
durante la visita informazioni sulle sue principali caratteristiche,
ma ripartono senza aver molto compreso della evoluzione geologica
della grotta stessa, della montagna in cui la grotta è compresa,
dell'Appennino Abruzzese, delle tante ed eccezionali morfologie
carsiche che li circondano, degli interessanti paesaggi geologici
che stanno attraversando.
L'itinerario, della durata di una giornata, potrebbe anche stimolare
flussi turistici da Roma, di studenti e di persone sempre più interessate
alle Scienze della Terra.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO GENERALE DELL'ITINERARIO
L'ambiente geologico dell'itinerario è dato dall'area interposta
tra l'imponente catena carbonatica del M.te Ocre (m 2.204)- M.te
Sirente (m 2.349) e la sottostante valle del fiume Aterno, ubicata
a NE della catena, con il corso d'acqua che scorre da NW verso SE.
Il substrato geologico è costituito da una successione calcarea
e calcareo-marnosa (subordinatamente calcareo-dolomitica) di età
meso-cenozoica e di notevole spessore (3.000-4.000 m), attribuibile
a facies di piattaforma carbonatica (con relativo margine), scarpata
e bacino.
Questa successione è connessa all'evoluzione spazio-temporale della
cosiddetta Piattaforma laziale-abruzzese Auct., importante unità
paleogeografica che ha caratterizzato e vincolato l'evoluzione tettonica
di buona parte dell'Appennino centrale; a questa si associano, ai
margini, le unità bacinali che andavano a circondare la piattaforma
(Vezzani & Ghisetti, 1998).
Dal punto di vista strutturale, l'area è posta in corrispondenza
della sovrapposizione tra l'unità strutturale del Velino-Sirente
e l'unità strutturale del Gran Sasso, sovrapposizione che avviene
lungo un fronte di sovrascorrimento, variamente articolato, orientato
in direzione appenninica. Durante il Pleistocene, sistemi di faglie
distensive a diversa orientazione hanno variamente disarticolato
la struttura, determinando la formazione di una serie di depressioni
ed alti strutturali tipo horst e graben. Questo particolare assetto
strutturale ha fortemente condizionato l'evoluzione geomorfologica
pleistocenica.
Dal punto di vista geomorfologico, i rilievi dell'area sono caratterizzati
dall'intenso sviluppo di morfologie carsiche, sia a piccola scala
(doline, campi carreggiati) che a grande scala (polja). Queste ultime,
più che forme carsiche sono vere e proprie depressioni tettoniche,
associate a sistemi di faglia distensivi o transtensivi, evolutesi
in depressioni endoreiche costituenti il livello di base di primitivi
reticoli idrografici, ora secchi. Le depressioni principali (Altopiani
delle Rocche, Prati dell'Anatella, Prati del Sirente) risultano
allineate in direzione appenninica, controllate sia da sistemi di
faglie distensive sia dall'affioramento di piani di sovrascorrimento.
Sul fondo di tali depressioni si sono instaurati nel corso del Pleistocene-Olocene
(ed in alcune sono ancora presenti) ambienti sedimentari di tipo
lacustre-palustre, con sedimentazione di limitati spessori di sabbie,
argille e torbe. Al margine di alcune di esse si aprono inghiottitoi,
generalmente non percorribili ma sicuramente attivi.
A quote minori, la piana intermontana del fiume Aterno rappresenta
la più grande depressione tettonica dell'area, interposta tra i
massicci del Gran Sasso e del Velino-Ocre-Sirente. La sua morfologia
è caratterizzata da superfici terrazzate, rilievi collinari e aree
pianeggianti modellate in depositi lacustri e fluvio-lacustri relativi
a più cicli sedimentari succedutisi nel corso del Pleistocene. Oggi
è sede di importanti attività antropiche e la zona maggiormente
urbanizzata.
TEMPI E MODI DELL'ITINERARIO
Si prevede una durata di circa 8 ore per l'itinerario geologico
in esame.
I tempi e la sequenza degli stop previsti per osservare i sei geomorfositi
considerati sono i seguenti:
Prenotazione dello Stop 1 - Inizio alle ore 9 presso le Grotte di
Stiffe, per la cui visita nel periodo estivo è necessaria la prenotazione,
onde non dover attendere in fila da una a due ore. Quindi si prenota
per le ore 16.00 e si parte per il secondo stop.
Stop 2 - Balzi del Sirente: il geomorfosito è osservabile dai Prati
del Sirente, un piccolo polje ai suoi piedi. Osservazione e spiegazione,
con possibilità di prolungare la sosta osservando i fenomeni carsici
nel polje e sui rilievi circostanti.
Stop 3 -L'inghiottitoio di Pozzo Caldaio è lungo la strada tra gli
abitati di Terranera e Rocca di Cambio, da dove si ha un'ampia panoramica
sull'intero altopiano delle Rocche e sui monti circostanti (Velino,
Ocre, Sirente). In primo piano il Pozzo Caldaio ed il sistema di
inghiottitoi ad esso collegato. 15 min di osservazione e spiegazione.
Stop 4 - Dopo pochi chilometri si è nei pressi dell'abitato di Fonteavignone,
con stop e breve passeggiata per osservare il piccolo ed interessante
Pan di Zucchero.
Stop 5 -Si è giunti ai margini di Fossa Raganesca, la più grande
ed interessante dolina dell'area aquilana. E' possibile scendere
al suo interno grazie ad una stradina interpoderale (circa 1 ora).
Stop 6 - A 15 minuti da Fossa Raganesca vi è l'abitato di Fossa,
costruito sul margine dell'omonima dolina. Lungo la strada, molto
suggestivo ed interessante dal punto di vista artistico è il convento
di S. Angelo. Alle 16.00 avverrà la visita guidata relativa allo
Stop 1, della durata di circa 45 min, conclusiva dell'itinerario.
DESCRIZIONE DEI GEOMORFOSITI

Stop 1 - Grotta di Stiffe
Sitratta di una cavità carsica di medie dimensioni ed importanza,
resa in parte già visitabile turisticamente:è la grotta più visitata
dell'Abruzzo (circa 60.000 presenze/anno).
La grotta risulta afferente idrogeologicamente al soprastante territorio
dell'Altopiano delle Rocche, anche se ubicata appena esternamente
al territorio del P.R. Sirente-Velino; infatti essa costituisce
la risorgenza attiva delle acque assorbite dal sistema di inghiottitoi
di Pozzo Caldaio (vedi). Si tratta sostanzialmente di una galleria,
attraversante o collegata con diverse sale di medie dimensioni,
percorsa per tutta la sua lunghezza da un corso d'acqua, che genera
una notevole serie di laghetti e cascate all'interno della grotta.
Lo sviluppo spaziale finora individuato è di circa 2.000 metri,
di cui parte sott'acqua, ed è ancora in corso l'esplorazione di
alcuni tratti; il tratto visitabile è lungo circa 800 metri.
Stop 2 - Balzi del Sirente
Si tratta di un eccezionale geomorfosito di origine tettonica, glaciale
e carsica, di grande valenza paesaggistica, poiché domina dalla
quota di 2.050 m la sottostante valle dell'Aterno.
Il massiccio del Sirente è costituito da una monoclinale immergente
in direzione sud-sudovest. Il particolare assetto strutturale determina
la notevole diversità morfologica tra i versanti settentrionale
e meridionale: imponente bastione calcareo il primo, pendio ondulato
il secondo. Il versante settentrionale del massiccio risulta quindi
costituito da un eccezionale costone roccioso, quasi continuo per
oltre 10 chilometri (Balzi del Sirente), molto ripido e a tratti
subverticale, costituito da calcari stratificati del Cretaceo inferiore-Giura
superiore.
La morfogenesi glaciale ha lasciato numerose tracce, mal conservate
sia per l'asprezza dei luoghi che per la successiva morfogenesi
di versante.
Diffusi sono i fenomeni di crollo in roccia, che hanno tra l'altro
portato alla genesi di imponenti, tipiche falde di detrito.
Una nota sul laghetto al centro dei Prati del Sirente, immediatamente
sotto gli omonimi Balzi. Di recente è stata proposta per esso un'origine
per impatto meteoritico, per analogia di forma con ben conosciuti
crateri meteoritici quali, ad ex., il Meteor Crater. Si ritiene
più probabile, per analogia con i numerosi laghetti presenti sul
massiccio del Gran Sasso, assolutamente simili per condizioni geologiche,
geomorfologiche e "storico-culturali" nonché per forma, un'origine
carsico-antropica.
Stop 3 - Inghiottitoio di Pozzo Caldaio
Si tratta di un gruppo di inghiottitoi carsici che alimenta la Grotta
di Stiffe (vedi); risulta ubicato lungo il margine settentrionale
dell'altopiano delle Rocche, all'interno del P.R. Sirente-Velino,
ad una quota di circa 1.250 m s.l.m.
L'inghiottitoio principale è Pozzo Caldaio, perennemente occupato
da un laghetto di una cinquantina di metri di diametro, collegato
ad altri inghiottitoi minori che si aprono sia alla base del versante
roccioso sia entro i depositi di colmatazione dell'altopiano.
In essi si getta il Rio Gamberale che, insieme ad altri corsi minori,
drena le acque dei Piani di Rocca di Mezzo e di Rocca di Cambio
e che vanno a formare la risorgiva entro la grotta di Stiffe dopo
un percorso di circa 3 km.
Interessanti sono le morfologie fluviali associate al sistema di
inghiottitoi (terrazzi, meandri, etc), che testimoniano una evoluzione
complessa del sistema drenante carsico.
Stop 4 - Piccolo Pan di Zucchero di Fonte Avignone 
Pan di Zucchero è il nome popolare attribuito ad un monolito roccioso
alto oltre cinque metri solcato per tutta la sua circonferenza da
karren da dissoluzione meteorica (regenrinnenkarren).
Il monolito risulta inoltre ubicato nei pressi dell'abitato di Fonteavignone,
con notevole fruibilità e percezione del "mitico" monolito.
Pur essendo i campi carreggiati alquanto comuni nell'area, in questo
elemento assumono un'importanza paesistica e "scenografica" veramente
notevole. Attorno al monolito principale sono presenti altri massi,
di minori dimensioni, sui quali è possibile riconoscere un catalogo
completo delle microforme superficiali carsiche tipiche del Parco
Sirente-Velino.
Stop 5 - Dolina di Fossa Raganesca
Dolina carsica di grandi dimensioni ed eccezionale regolarità e
conservazione. Viene giudicata uno dei più importanti geositi abruzzesi,
per di più tra i meno conosciuti.
Presenta la classica morfologia imbutiforme, con contorno superiore
leggermente ellittico, il cui diametro misura circa 900 m.
Il fondo è piatto e risulta ubicato a quota 735 m, con diametro
di circa 200 m; non presenta inghiottitoi visibili, anche se l'acqua
piovana viene assorbita rapidamente. Il fondo viene in parte utilizzato
per piccola agricoltura, in parte è coperto da arbusti.
La gente del luogo chiama questa ed altre doline vicine "vulcani"
a causa della morfologia imbutiforme.
Stop 6 - Dolina di Fossa
Un'altra importante dolina risulta quella di Fossa, "buca" nel terreno
da cui prende nome anche l'interessante abitato che sorge sul suo
orlo orientale. La dolina si apre proprio sotto il Castello di Ocre,
situato su un picco alto 945 m, mentre l'orlo della dolina ove sorge
l'abitato di Fossa è posto a quota 640 m.
Il fondo piatto della dolina è stato interamente colmato negli anni
'60-'70 per costruirvi la principale piazza dell'abitato, un evidente
errore di progettazione non solo perché la pavimentazione della
piazza cede continuamente, ma anche perché vi sono testimonianze
storiche di improvvisi sprofondamenti del fondo (nel 1917 si abbassò
repentinamente di un paio di metri).
La dolina di Fossa risulta sventrata ed aperta nella sua parte settentrionale,
verso la valle dell'Aterno, per antichi fenomeni di crollo e di
intensa erosione. Questa situazione rende la dolina un geomorfosito
di notevole valenza paesaggistica, poiché risulta facilmente osservabile
dalle numerose strade che solcano la piana dell'Aterno.
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