by www.geologia.com



I GEOMORFOSITI DELLA VALLE DELL'ATERNO-MONTE SIRENTE
(L'AQUILA)




Alessandro Lorè (°) - Raniero Massoli-Novelli (°°)

(°) Geologo libero professionista
(°°) via della Mendola 85 - 00135 Roma


PREMESSA

L'itinerario geologico qui progettato si snoda in un territorio a bassa densità di flussi turistici interposta, tuttavia, tra due importanti poli: la Grotta di Stiffe, la cavità carsica più visitata dell'Abruzzo, e l'altopiano delle Rocche, nota località di turismo invernale.
Scopo dell'itinerario risulta quello di far conoscere ad almeno ad una parte dei turisti che frequentano le due aree, ed in particolare a quelli interessati alla geologia, siti geomorfologici abbastanza vicini ed egualmente di notevole interesse, finora trascurati.
Quasi tutti i visitatori che arrivano alla Grotta, ad esempio, ricevono durante la visita informazioni sulle sue principali caratteristiche, ma ripartono senza aver molto compreso della evoluzione geologica della grotta stessa, della montagna in cui la grotta è compresa, dell'Appennino Abruzzese, delle tante ed eccezionali morfologie carsiche che li circondano, degli interessanti paesaggi geologici che stanno attraversando.
L'itinerario, della durata di una giornata, potrebbe anche stimolare flussi turistici da Roma, di studenti e di persone sempre più interessate alle Scienze della Terra.


INQUADRAMENTO GEOLOGICO GENERALE DELL'ITINERARIO

L'ambiente geologico dell'itinerario è dato dall'area interposta tra l'imponente catena carbonatica del M.te Ocre (m 2.204)- M.te Sirente (m 2.349) e la sottostante valle del fiume Aterno, ubicata a NE della catena, con il corso d'acqua che scorre da NW verso SE.
Il substrato geologico è costituito da una successione calcarea e calcareo-marnosa (subordinatamente calcareo-dolomitica) di età meso-cenozoica e di notevole spessore (3.000-4.000 m), attribuibile a facies di piattaforma carbonatica (con relativo margine), scarpata e bacino.
Questa successione è connessa all'evoluzione spazio-temporale della cosiddetta Piattaforma laziale-abruzzese Auct., importante unità paleogeografica che ha caratterizzato e vincolato l'evoluzione tettonica di buona parte dell'Appennino centrale; a questa si associano, ai margini, le unità bacinali che andavano a circondare la piattaforma (Vezzani & Ghisetti, 1998).
Dal punto di vista strutturale, l'area è posta in corrispondenza della sovrapposizione tra l'unità strutturale del Velino-Sirente e l'unità strutturale del Gran Sasso, sovrapposizione che avviene lungo un fronte di sovrascorrimento, variamente articolato, orientato in direzione appenninica. Durante il Pleistocene, sistemi di faglie distensive a diversa orientazione hanno variamente disarticolato la struttura, determinando la formazione di una serie di depressioni ed alti strutturali tipo horst e graben. Questo particolare assetto strutturale ha fortemente condizionato l'evoluzione geomorfologica pleistocenica.
Dal punto di vista geomorfologico, i rilievi dell'area sono caratterizzati dall'intenso sviluppo di morfologie carsiche, sia a piccola scala (doline, campi carreggiati) che a grande scala (polja). Queste ultime, più che forme carsiche sono vere e proprie depressioni tettoniche, associate a sistemi di faglia distensivi o transtensivi, evolutesi in depressioni endoreiche costituenti il livello di base di primitivi reticoli idrografici, ora secchi. Le depressioni principali (Altopiani delle Rocche, Prati dell'Anatella, Prati del Sirente) risultano allineate in direzione appenninica, controllate sia da sistemi di faglie distensive sia dall'affioramento di piani di sovrascorrimento.
Sul fondo di tali depressioni si sono instaurati nel corso del Pleistocene-Olocene (ed in alcune sono ancora presenti) ambienti sedimentari di tipo lacustre-palustre, con sedimentazione di limitati spessori di sabbie, argille e torbe. Al margine di alcune di esse si aprono inghiottitoi, generalmente non percorribili ma sicuramente attivi.
A quote minori, la piana intermontana del fiume Aterno rappresenta la più grande depressione tettonica dell'area, interposta tra i massicci del Gran Sasso e del Velino-Ocre-Sirente. La sua morfologia è caratterizzata da superfici terrazzate, rilievi collinari e aree pianeggianti modellate in depositi lacustri e fluvio-lacustri relativi a più cicli sedimentari succedutisi nel corso del Pleistocene. Oggi è sede di importanti attività antropiche e la zona maggiormente urbanizzata.


TEMPI E MODI DELL'ITINERARIO

Si prevede una durata di circa 8 ore per l'itinerario geologico in esame.
I tempi e la sequenza degli stop previsti per osservare i sei geomorfositi considerati sono i seguenti:

Prenotazione dello Stop 1 - Inizio alle ore 9 presso le Grotte di Stiffe, per la cui visita nel periodo estivo è necessaria la prenotazione, onde non dover attendere in fila da una a due ore. Quindi si prenota per le ore 16.00 e si parte per il secondo stop.

Stop 2 - Balzi del Sirente: il geomorfosito è osservabile dai Prati del Sirente, un piccolo polje ai suoi piedi. Osservazione e spiegazione, con possibilità di prolungare la sosta osservando i fenomeni carsici nel polje e sui rilievi circostanti.

Stop 3 -L'inghiottitoio di Pozzo Caldaio è lungo la strada tra gli abitati di Terranera e Rocca di Cambio, da dove si ha un'ampia panoramica sull'intero altopiano delle Rocche e sui monti circostanti (Velino, Ocre, Sirente). In primo piano il Pozzo Caldaio ed il sistema di inghiottitoi ad esso collegato. 15 min di osservazione e spiegazione.

Stop 4 - Dopo pochi chilometri si è nei pressi dell'abitato di Fonteavignone, con stop e breve passeggiata per osservare il piccolo ed interessante Pan di Zucchero.

Stop 5 -Si è giunti ai margini di Fossa Raganesca, la più grande ed interessante dolina dell'area aquilana. E' possibile scendere al suo interno grazie ad una stradina interpoderale (circa 1 ora).

Stop 6 - A 15 minuti da Fossa Raganesca vi è l'abitato di Fossa, costruito sul margine dell'omonima dolina. Lungo la strada, molto suggestivo ed interessante dal punto di vista artistico è il convento di S. Angelo. Alle 16.00 avverrà la visita guidata relativa allo Stop 1, della durata di circa 45 min, conclusiva dell'itinerario.


DESCRIZIONE DEI GEOMORFOSITI


Stop 1 - Grotta di Stiffe
Sitratta di una cavità carsica di medie dimensioni ed importanza, resa in parte già visitabile turisticamente:è la grotta più visitata dell'Abruzzo (circa 60.000 presenze/anno).
La grotta risulta afferente idrogeologicamente al soprastante territorio dell'Altopiano delle Rocche, anche se ubicata appena esternamente al territorio del P.R. Sirente-Velino; infatti essa costituisce la risorgenza attiva delle acque assorbite dal sistema di inghiottitoi di Pozzo Caldaio (vedi). Si tratta sostanzialmente di una galleria, attraversante o collegata con diverse sale di medie dimensioni, percorsa per tutta la sua lunghezza da un corso d'acqua, che genera una notevole serie di laghetti e cascate all'interno della grotta. Lo sviluppo spaziale finora individuato è di circa 2.000 metri, di cui parte sott'acqua, ed è ancora in corso l'esplorazione di alcuni tratti; il tratto visitabile è lungo circa 800 metri.




Stop 2 - Balzi del Sirente
Si tratta di un eccezionale geomorfosito di origine tettonica, glaciale e carsica, di grande valenza paesaggistica, poiché domina dalla quota di 2.050 m la sottostante valle dell'Aterno.
Il massiccio del Sirente è costituito da una monoclinale immergente in direzione sud-sudovest. Il particolare assetto strutturale determina la notevole diversità morfologica tra i versanti settentrionale e meridionale: imponente bastione calcareo il primo, pendio ondulato il secondo. Il versante settentrionale del massiccio risulta quindi costituito da un eccezionale costone roccioso, quasi continuo per oltre 10 chilometri (Balzi del Sirente), molto ripido e a tratti subverticale, costituito da calcari stratificati del Cretaceo inferiore-Giura superiore.
La morfogenesi glaciale ha lasciato numerose tracce, mal conservate sia per l'asprezza dei luoghi che per la successiva morfogenesi di versante.
Diffusi sono i fenomeni di crollo in roccia, che hanno tra l'altro portato alla genesi di imponenti, tipiche falde di detrito.
Una nota sul laghetto al centro dei Prati del Sirente, immediatamente sotto gli omonimi Balzi. Di recente è stata proposta per esso un'origine per impatto meteoritico, per analogia di forma con ben conosciuti crateri meteoritici quali, ad ex., il Meteor Crater. Si ritiene più probabile, per analogia con i numerosi laghetti presenti sul massiccio del Gran Sasso, assolutamente simili per condizioni geologiche, geomorfologiche e "storico-culturali" nonché per forma, un'origine carsico-antropica.

Stop 3 - Inghiottitoio di Pozzo Caldaio
Si tratta di un gruppo di inghiottitoi carsici che alimenta la Grotta di Stiffe (vedi); risulta ubicato lungo il margine settentrionale dell'altopiano delle Rocche, all'interno del P.R. Sirente-Velino, ad una quota di circa 1.250 m s.l.m.
L'inghiottitoio principale è Pozzo Caldaio, perennemente occupato da un laghetto di una cinquantina di metri di diametro, collegato ad altri inghiottitoi minori che si aprono sia alla base del versante roccioso sia entro i depositi di colmatazione dell'altopiano.
In essi si getta il Rio Gamberale che, insieme ad altri corsi minori, drena le acque dei Piani di Rocca di Mezzo e di Rocca di Cambio e che vanno a formare la risorgiva entro la grotta di Stiffe dopo un percorso di circa 3 km.
Interessanti sono le morfologie fluviali associate al sistema di inghiottitoi (terrazzi, meandri, etc), che testimoniano una evoluzione complessa del sistema drenante carsico.

Stop 4 - Piccolo Pan di Zucchero di Fonte Avignone
Pan di Zucchero è il nome popolare attribuito ad un monolito roccioso alto oltre cinque metri solcato per tutta la sua circonferenza da karren da dissoluzione meteorica (regenrinnenkarren).
Il monolito risulta inoltre ubicato nei pressi dell'abitato di Fonteavignone, con notevole fruibilità e percezione del "mitico" monolito.
Pur essendo i campi carreggiati alquanto comuni nell'area, in questo elemento assumono un'importanza paesistica e "scenografica" veramente notevole. Attorno al monolito principale sono presenti altri massi, di minori dimensioni, sui quali è possibile riconoscere un catalogo completo delle microforme superficiali carsiche tipiche del Parco Sirente-Velino.


Stop 5 - Dolina di Fossa Raganesca
Dolina carsica di grandi dimensioni ed eccezionale regolarità e conservazione. Viene giudicata uno dei più importanti geositi abruzzesi, per di più tra i meno conosciuti.
Presenta la classica morfologia imbutiforme, con contorno superiore leggermente ellittico, il cui diametro misura circa 900 m.
Il fondo è piatto e risulta ubicato a quota 735 m, con diametro di circa 200 m; non presenta inghiottitoi visibili, anche se l'acqua piovana viene assorbita rapidamente. Il fondo viene in parte utilizzato per piccola agricoltura, in parte è coperto da arbusti.
La gente del luogo chiama questa ed altre doline vicine "vulcani" a causa della morfologia imbutiforme.

Stop 6 - Dolina di Fossa
Un'altra importante dolina risulta quella di Fossa, "buca" nel terreno da cui prende nome anche l'interessante abitato che sorge sul suo orlo orientale. La dolina si apre proprio sotto il Castello di Ocre, situato su un picco alto 945 m, mentre l'orlo della dolina ove sorge l'abitato di Fossa è posto a quota 640 m.
Il fondo piatto della dolina è stato interamente colmato negli anni '60-'70 per costruirvi la principale piazza dell'abitato, un evidente errore di progettazione non solo perché la pavimentazione della piazza cede continuamente, ma anche perché vi sono testimonianze storiche di improvvisi sprofondamenti del fondo (nel 1917 si abbassò repentinamente di un paio di metri).
La dolina di Fossa risulta sventrata ed aperta nella sua parte settentrionale, verso la valle dell'Aterno, per antichi fenomeni di crollo e di intensa erosione. Questa situazione rende la dolina un geomorfosito di notevole valenza paesaggistica, poiché risulta facilmente osservabile dalle numerose strade che solcano la piana dell'Aterno.


BIBLIOGRAFIA
BONI C., BONO P., CAPELLI G. (1986): Schema idrogeologico dell'Italia centrale. Mem. Soc. Geol. Ital., vol. 35, 991-1012.

BURRI E., MASSOLI-NOVELLI R., PETITTA M. (1997): "Geologia, geomorfologia e speleologia della Provincia dell'Aquila". In "La Provincia dei Parchi", GTE, L'Aquila, 81-90.

DAMIANI V, CHIOCCHINI M., COLACICCHI R., MARIOTTI G., PAROTTO M., PASSSERI L., PRATURLON A. (1991): Elementi litostratigrafici per una sintesi delle facies carbonatiche meso-cenozoiche dell'Appennino centrale. Studi Geol. Camerti, vol. spec. CROP 11, 187-213.

FRATTAROLI A.R. (1988): La vegetazione della dolina "Fossa Raganesca" (Appennino Centrale - Italia). Documents Phytosociologiques, XXI.

LORE' A., MASSOLI-NOVELLI R., PETITTA M., TALLINI M. (1999): Geologia, geomorfologia, idrogeologia e geotopi del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino. Relazione tecnico - scientifica. In: Università degli Studi di L'Aquila: Studi Preliminari per il Piano del Parco, L'Aquila

LORE' A., MASSOLI-NOVELLI R., PETITTA M., TALLINI M. (2002): I geositi del Parco Regionale Sirente-Velino (Abruzzo). Geologia dell'Ambiente, SIGEA, Roma, 2.

MASSOLI-NOVELLI R., BURRI E., PETITTA M. (1999): The typology of geosites in the Abruzzo Region. Proceed. III Intern. Symp. ProGEO on the Conserv. of the Geological Heritage, Madrid, November 1999, 151-154.

MASSOLI-NOVELLI R. (2001): Inventari di geositi in Italia: stato dell'arte. Geologia dell'Ambiente, 1, SIGEA, Roma, 10-13

MASSOLI-NOVELLI R. (2003): Geositi, Geoturismo e Sviluppo sostenibile. Atti Convegno Naz. SIGEA "La Geologia Ambientale: strategie per il nuovo millennio", Genova, 27-29 giugno 2002, in Geologia dell'Ambiente, 1, 167-171.

RAFFY J. (1979): Le versant tyrrhenien de l'Apenin central; etude geomorphologique. These ined., 705 pp., Paris

SOCIETA' GEOLOGICA ITALIANA (2003) - Abruzzo. Guide geologiche regionali, BE-MA ed.

VEZZANI L. GHISETTI F. (1998): Carta Geologica dell'Abruzzo, scala 1/100.000, Regione Abruzzo, Selca

Università | Homepage | Professione geologo | Area Raga | Turismo e Natura