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PREMESSA
Risulta notevole la potenzialità geoturistica delle aree montane
al confine tra Marche ed Umbria: l'itinerario geologico qui progettato
ha il fine di far conoscere almeno ad una parte dei 400.000 visitatori/anno
delle Grotte di Frasassi, ed in particolare a quelli interessati
alla geologia, altri siti geomorfologici abbastanza vicini ed egualmente
di notevole interesse, finora trascurati.
Attualmente quasi tutti questi visitatori arrivano alle Grotte,
generalmente dal mare, durante la visita vengono loro illustrate
le principali caratteristiche delle stesse, poi ripartono senza
aver molto compreso della interessantissima evoluzione geologica
della grotta stessa, della montagna in cui la grotta è compresa,
dell'Appennino Umbro-Marchigiano, dei paesaggi geologici che stanno
attraversando.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO GENERALE
L'area d'interesse ricade nella parte centrale della dorsale Umbro-Marchigiana,
tra la Gola di Frasassi ad oriente ed il M. Catria (1701 m s.l.m.)
ad occidente, e fa perno sul borgo medioevale di Sassoferrato (Ancona),
che risulta baricentrico rispetto ai geomorfositi d'interesse.
Altri alti orografici risultano quelli di M. Cucco (1566 m. s.l.m.)
ad occidente e il più modesto Monte della Strega (1276 m. s.l.m.).
Il territorio è attraversato dal Fiume Sentino e da un suo affluente
di destra orografica, il Torrente Riofreddo.
L'area in esame interessa i Comuni di Genga, Sassoferrato e Fabriano
in Provincia di Ancona, di Pascelupo-Scheggia in Provincia di Perugia
e Cantiano in Provincia di Pesaro - Urbino.
La storia geologica di questa parte dell'Appennino risulta riconducibile
a quella dell'intera dorsale ed in termini generali può essere così
sintetizzata:
- dal Lias al Miocene prevale la sedimentazione di rocce soprattutto
carbonatiche in mari più o meno profondi;
- dal Miocene al Quaternario prevale la spinta orogenetica con graduale
sollevamento della catena e conseguenti, complesse deformazioni
tettoniche; le rocce che si formano in questa fase sono man mano
meno carbonatiche e più argillose;
- nel Quaternario prevalgono le azioni morfogenetiche, che si sovrappongono
ai processi sedimentari e tettonici, con genesi di gran parte dei
geomorfositi d'interesse.
Ecco alcuni dati geologici generali di particolare rilevanza per
la comprensione della genesi e della costituzione dei geomorfositi
da visitare:
- nel Lias, circa 200 milioni di anni fa, si deposita la Formazione
del Calcare Massiccio, una roccia molto diffusa in Appennino e nell'area
d'interesse e di grande importanza nella evoluzione del paesaggio
geologico. Infatti questa roccia carbonatica molto compatta ed in
grandi bancate, con spessori totali fino a m 600, si rinviene solitamente
nei nuclei basali delle pieghe, come nella Gola di Frasassi dove
si sono sviluppate le omonime importanti cavità carsiche, oppure
nella Gola del Corno del Catria. Inoltre il Calcare Massiccio viene
spinto dagli eventi tettonici anche a quote ben più alte, ad esempio
a formare pareti grandiose come il Corno del Catria.
- Poco più tardi, geologicamente parlando, esattamente nel Toarciano
ossia circa 170 milioni di anni fa, si deposita la Formazione del
Rosso Ammonitico, molto tipica sia per la colorazione sia per l'abbondanza
di importanti fossili; è costituita da livelli alternati di marne
(tenere) e calcari (compatti), con tipica erosione differenziale.
- Tra il Cretaceo superiore e l'Oligocene, da 70 a 30 milioni di
anni fa, si deposita la Formazione della Scaglia, anche questa molto
diffusa e molto tipica in tutto l'Appennino. Risulta costituita
da calcari e da calcari marnosi, ben stratificati, a diversa compattezza
e viene solitamente suddivisa in quattro unità, anche se il colore
non è costante in tutto lo spessore della singola unità: iniziando
dalla unità più antica, scaglia bianca, rossa, variegata, cinerea.
Anche la Scaglia, con la sua perfetta stratificazione, con il suo
comportamento plastico quando venne sottoposta alle spinte tettoniche
e con i suoi bei colori, risulta una roccia importante per il paesaggio
geologico e per la genesi di taluni geomorfositi.
TEMPI E MODI DELL'ITINERARIO
Si prevede una durata di circa 8 ore per l'itinerario geologico
in esame.
La sequenza degli stop previsti per osservare i sei geomorfositi
considerati sono i seguenti:
Prenotazione dello Stop 1 - Inizio alle ore 9 presso le Grotte di
Frasassi, per la cui visita in molti periodi risulta necessaria
la prenotazione, onde non dover attendere in fila da una a due ore.
Quindi si prenota per le ore 16.30 e si parte per il secondo stop
in direzione Sassoferrato - M. te Cucco.
Stop 2 - Dopo la deviazione per Pascelupo, si arriva al canyon di
Rio Freddo (Monte Cucco): occorre 1 h di passeggiata (impegnativa)
tra andata e ritorno.
Stop 3 - Si giunge ad Isola Fossara di fronte al Corno Grande del
Catria: 15 min di osservazione e spiegazione.
Stop 4 - Dopo pochi chilometri si è alla Gola del Corno, con stop
e breve passeggiata in piano di 30 min.
Stop 5 - Dopo pochi chilometri si è a Valdorbia, sito ammonitifero
d'importanza internazionale, scavato dai cercatori di fossili fino
al limite del crollo, e dunque da ritenere un geomorfosito di origine
antropica. Anche qui breve visita di 30 min.
Stop 6 - Si ritorna verso Sassoferrato e si sale verso il geomorfosito
piega scaglia-Rocca Albornoz, con breve visita di 15 min.
A questo punto è possibile pranzare accanto alla Rocca Albornoz
e quindi visitare brevemente il centro storico medioevale di Sassoferrato.
Alle 15.30 partenza per la Grotta di Frasassi ove avverrà la visita
guidata relativa allo Stop 1, della durata di circa 45 min, conclusiva
dell'itinerario.
DESCRIZIONE DEI GEOMORFOSITI
Stop 1 - Grotte di Frasassi, Ancona
Questa grandioso e complesso sistema ipogeo è stato scoperto e successivamente
valorizzato da breve tempo (1971) ma, date le sue eccezionali caratteristiche,
ha assunto importanza pari a quelle di complessi carsici famosi
da ben più tempo (Postumia e Castellana).
Sui due lati della gola di Frasassi, un canyon scavato dal fiume
Sentino nel Calcare Massiccio, si sono formati due sistemi di grotte,
uno per lato. Quello più spettacolare e che consente un percorso
turistico, è la Grotta Grande del Vento, sulla destra idrografica
del fiume.
Il nome deriva dal fatto che quando venne scoperta all'imboccatura
tirava una forte corrente fredda. Poco dopo l'ingresso vi è una
delle maggiori cavità naturali italiane, l'Abisso Ancona, profondo
110 m e largo abbastanza da poter contenere la Basilica di S. Pietro.
Le grotte di Frasassi consistono in un insieme di gallerie e cavità
ad andamento suborizzontale, a piani sovrapposti. Ogni piano corrisponde
ad un momento di lunga stabilità della falda freatica durante il
quale si sono sviluppate le azioni carsiche. A tali azioni hanno
dato (e danno) particolare intensità le risalite di acque solfureee
provenienti da livelli di anidriti (gessi) sottostanti, con formazione
di acido solforico.
Numerose e spettacolari ovunque risultano concrezioni, stalattiti
e stalagmiti. Datazioni assolute su alcune concrezioni hanno dato
una età di formazione delle stesse tra 130.000 e 200.000 anni.
Stop 2 - Il canyon di Rio Freddo, Monte Cucco, Perugia
Al confine tre le Province di Perugia e Ancona, nel Comune di Pascelupo-Scheggia,
si trova l'eremo di Monte Cucco, recentemente restaurato ed oggi
abitato dai frati Camaldolesi.
La sottostante gola, ove scorre Il Rio Freddo, risulta un importante
geomorfosito poiché la gola è per alcune centinaia di metri strettissima
e con pareti alte e ripide, creando un'eccezionale situazione paesaggistico-scenografica.
All'importanza geomorfologica si aggiunge quella idrogeologica:
infatti, all'inizio del canyon esiste una sorgente di eccezionale
bassa temperatura (9°), in relazione alla quota che è di soli 500
m s.l.m. La sorgente da il nome al toponimo di Rio Freddo.
Inoltre, lungo la strada che porta allo Stop si possono osservare,
luogo il fianco destro orografico del Rio Freddo, una serie di terrazzamenti,
formatisi per erosione selettiva (Maiolica - Fucoidi - Scaglia Bianca),
che possono essere scambiati per terrazzi di origine fluviale.
Stop 3 - Il Corno del Catria, Pesaro
Al confine tra le province di Ancona e Perugia, e quindi tra Umbria
e Marche, il Corno del Catria è una grande, spettacolare parete
verticale di "Calcare Massiccio", che sovrasta l'abitato di Isola
Fossara, lungo la strada asfaltata che va da Scheggia a Sassoferrato.
La parete risulta formata da una grande faglia diretta NNE-SSW;
sotto la faglia, tra estese coltri di detrito di falda, affiora
la "Scaglia Rossa", formazione ben più recente.
Il Calcare Massiccio, con le sue potenti bancate, di età molto antica
(circa 200 milioni di anni), è una roccia molto importante nella
geologia di tutto l'Appennino centrale e si può affermare che più
delle altre ne condiziona il paesaggio. La troviamo sia nelle valli,
al nucleo di anticlinali e sinclinali, sia sulle vette, dove l'hanno
sollevata le spinte tettoniche.
Infatti è la roccia di partenza di buona parte del marmo di Carrara;
nel Calcare Massiccio si è formato il gigantesco sistema delle Grotte
di Frasassi; la troviamo a formare le pareti di molti canyon, dalla
gola del Furlo a quella di Burano; sul Monte Bove (Sibillini) presenta
la massima potenza conosciuta, circa 600 m; costituisce infine la
vetta più alta dell'Appennino, il Corno Grande del Gran Sasso quasi
a m 3000.
Stop 4 - Gola del Corno del Catria
La strada statale entra nella suggestiva Gola del Corno che taglia
la Formazione del Calcare Massiccio, in potenti bancate leggermente
arcuate a formare una grande anticlinale. La strada è molto stretta
e conviene passare la Gola, girare e tornare indietro per poi parcheggiare
in una apposita piccola piazzola di sosta.
Durante una breve passeggiata, assolutamente in fila indiana, si
possono ammirare la spettacolare forra incisa dal fiume Sentino,
una piccola diga ormai in disuso con canale di presa scavato nel
Massiccio, alcune spettacolari "marmitte dei giganti" esistenti
sui lati della Gola, evidentemente scavate quando il corso d'acqua
scorreva a quote più alte e con portate molto maggiori di quelle
attuali.
La successione giurassica ridotta non risulta qui ben osservabile,
mentre lo sarà ben di più nella zona di Valdorbia. Andando verso
Isola Fossara si nota una faglia diretta NNE-SSW che pone in contatto
il Calcare Massiccio della parete con la Scaglia Rossa dell'antistante
pendio, con formazione di un estesa coltre di detrito di falda.
Questo detrito cementato presenta caratteristiche e notevoli cavità
di erosione.
Stop 5 - Sito fossilifero-antropico di Valdorbia, Perugia
Si tratta di uno dei più importanti siti fossiliferi italiani, per
la presenza di livelli particolarmente ricchi di Ammoniti della
Formazione del Rosso Ammonitico. Questa Formazione risulta molto
tipica sia per la colorazione sia per l'abbondanza di importanti
fossili; è costituita da livelli alternati di marne (tenere) e calcari
(compatti), con tipica erosione differenziale; l'età è del Lias
superiore (Toarciano) ossia circa 170 milioni di anni fa. 
Il sito, ubicato lungo la statale che segue il corso sinuoso del
fiume Sentino verso Scheggia, è stato studiato sotto ogni profilo
(stratigrafico, sedimentologico, geochimico-mineralogico) da oltre
un secolo.
Il sito presenta una eccezionale fruibilità, con affioramenti suborizzontali
lungo il corso del fiume, e quindi possiede un'altra caratteristica:
da oltre un secolo è stato sistematicamente scavato da migliaia
di cercatori di fossili, studenti di Scienze Geologiche e collezionisti,
data anche la citata facilità di accesso, essendo ubicato ai lati
della strada statale.
La ricerca e lo scavo hanno interessato i soli livelli marnosi,
nettamente più ricchi di fossili, creando un lungo vuoto e quindi
un pericoloso tetto formato dal livello carbonatico soprastante,
duro e compatto: in pratica si è formato un geomorfosito di tipo
antropico a grave rischio di crollo.
Da alcuni anni la parte del sito ubicata sulla strada è protetta
da una rete metallica, con cartello di divieto di scavo: purtroppo
lo scavare di martelli e piccozze continua lungo la parte nascosta
dalla vegetazione del fiume, al di là del corso d'acqua.
La serie stratigrafica di Valdorbia rappresenta un esempio di come
i geologi possono arrivare alla datazione relativa delle rocce grazie
ai fossili-guida, ossia a quelle specie che, dopo attenti e prolungati
studi, vengono riconosciute tipiche solamente di quel piano stratigrafico.
Stop 6 - Il paesaggio della "scaglia" e la Rocca Albornoz, Sassoferrato,
Ancona

La "scaglia" è una formazione tipica della serie stratigrafica umbro-marchigiana-abruzzese;
l'età va dalla fine del Cretaceo al Terziario inferiore, circa 100
milioni di anni fa. La "scaglia" può essere rossa, rosata, cinerea,
ossia biancastra.
Tale formazione è molto diffusa nell'Italia centrale ma nel territorio
di Sassoferrato (Ancona) produce paesaggi molto tipici. In particolare
risulta notevole l'affioramento di scaglia sottostante alla Rocca
di Albornoz: qui la roccia forma una piega spettacolare.
Il geomorfosito mostra molto bene il fenomeno della erosione differenziale:
gli strati composti da calcare marnoso, più compatti e resistenti,
sono quelli aggettanti; quelli più teneri, e quindi erosi, sono
a prevalente composizione argillosa. La presenza di questa argilla
ha un significato paleoambientale: dopo la deposizione di calcari
compatti tipo la "maiolica", avvenuta in mare profondo, l'arrivo
di argilla significa l'inizio dell'emersione e la presenza di un
mare meno profondo.
Sopra questo notevole affioramento di "scaglia" si nota la grande
Rocca del cardinale Albornoz (sec. XIV°), visitabile all'interno
solo dopo contatto con l'ufficio della Pro Loco di Sassoferrato;
assumono particolare importanza i geomorfositi dove si coniuga la
valenza geologica con quella storico-artistica.
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