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PREMESSA
La Sardegna e le coste galluresi attirano ogni anno milioni di visitatori,
grazie alle eccezionali caratteristiche dell'ambiente costiero e
marino.
L'itinerario geologico qui proposto si propone di far loro meglio
conoscere tali caratteristiche, legate all'ambiente geologico del
granito, ed alcuni geomorfositi (siti di particolare interesse geomorfologico)
legati a fenomeni di morfogenesi passati e recenti che interessano
questo particolare tipo di roccia, così tipica dell'Isola.
L'itinerario si svolge in Gallura, parte nord-orientale della Sardegna,
che è il vero e proprio regno del granito: infatti, osservando una
Carta geologica d'Italia, si nota come la Gallura possieda il più
vasto affioramento di rocce granitoidi e il più vasto campionario
di macro e microforme tipiche di questa roccia.
Il percorso si snoda da Olbia a Capo Testa, estremità settentrionale
dell'Isola, sino a Tempio, capoluogo storico della regione, come
illustrato qui di seguito.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO GENERALE
Come è noto il territorio della Sardegna presenta una rilevante
geodiversità, con rocce che vanno dal Cambiano inferiore (qualche
autore ha anche ipotizzato l'esistenza di metamorfici precambriche)
fino al Quaternario delle pianure recenti. Quasi 600 milioni di
anni di storia e di vicissitudini geologiche estremamente complesse
e varie con esiti multiformi che hanno impresso nel paesaggio e
nelle rocec i segni di fenomeni sedimentari, tettonici, paleogeografici
e paeloclimatici, originando geomorfositi di eccezionale interesse
scientifico, didattico e turistico-culturale, tra i quali in particolare
quelli legato al granito ercinico (Carbonifero sup. - Permiano)
con un'età radiometrica tra i 310 e i 290 milioni di anni.
Questa roccia, dura e compatta ma che gli agenti erosivi spesso
rendono arrotondata e persino morbida nelle forma, di colore grigio,
rosa o biancastro, con cromatismi superficiali diversi in relazione
all'alterazione superficiale e all'azione di colonizzazione a opera
di licheni e muschi nelle zone più ombrose, si può considerare la
roccia simbolo dell'Isola.
In termini più appropriati è opportuno parlare di rocce granitoidi,
invece che di "granito" in quanto i petrografi distinguono in Gallura
diversi tipi di tale roccia: dal leucogranito, molto ricco in quarzo
e dunque di colore particolarmente chiaro, alla granodiorite, nella
quale aumenta notevolmente la presenza di biotite nerastra, che
conferisce un particolare ed apprezzato "aspetto pepe e sale" alla
roccia.
Questi granitoidi sono attraversati da un vasto campo filoniano
di porfidi granitici e apolitici, rioliti e diabasi con direzioni
prevalenti NE-SW e N-S che documentano le direttrici di frattura
tardo erciniche lungo le quali si sono effusi i prodotti magmatici.
La presenza di questi filoni ha improntato non poco i lineamenti
del paesaggio come pure la tettonica terziaria che ha prodotto un
generale sbandamento delle regione verso NE.
TEMPI E MODI DELL'ITINERARIO
L'itinerario si svolge a partire dalla città di Olbia, che è possibile
raggiungere tramite traghetto oppure aereo per l'aeroporto Costa
Smeralda, ed ha una durata di circa 8 ore in funzione dell'interesse
e dell'approfondimento che si vuol dedicare all'analisi delle forme
d'insieme e delle microforme del paesaggio granitico interno e costiero.
I tempi previsti e la sequenza degli stop per l'osservazione dei
sei geomorfositi proposti sono i seguenti:
Stop 1 - San Pantaleo, piccola frazione a circa 21 km sulla direttrice
Olbia-Arzachena, incastonata all'interno di un anfiteatro di torrioni
granitici. Sono previste due soste, rispettivamente all'ingresso
e all'uscita dell'abitato (tempo 20 minuti).
Stop 2 - Arzachena, centro del paese, a circa 10 km da Pantaleo
passando sulla nuova strada per la chiesina di San Michele che propone
scorci di paesaggio ricchi di suggestione. Il Fungo, è situato proprio
al centro dell'abitato ed è raggiungibile in cinque minuti a piedi.
Stop 3 - Orso di Palau, raggiungibile in auto dopo circa 20 km passando
per Palau. Si fa sosta nel parcheggio attrezzato e si segue il sentiero
attrezzato per l'"Orso di Palau" che richiede dieci minuti di percorrenza.
Stop 4 - Capo Testa, promontorio isolato che affaccia sulle Bocche
di Bonifacio situato a circa 30 km da Palau, passando per Santa
Teresa e la splendida Baia di Santa Reparata (25 minuti di trasferimento).
Stop 5 -Inselberg di Monte Pulchiana, sulla strada da Luogosanto
ad Aggius passando per la costiera nord occidentale per la spiaggia
di Rena Maiore, Monte Russu, Vignola, Aglientu e Luogosanto, a circa
11 km da quest'ultimo (53 km di percorso e circa 1 ora di tempo
considerate eventuali soste per l'osservazione del paesaggio. Lasciata
la strada principale ci si può avvicinare al rilievo facendo altri
2-3 km di strada bianca che porta ad un noto agriturismo.
Stop 6 - Valle della Luna- Aggius. Il nuovo sito è raggiungibile
riprendendo la strada principale e svoltando a sinistra, dopo circa
5 km, in direzione di Aggius e poi ancora, dopo circa 2km prima
di raggiungere l'abitato, in direzione di Trinità d'Agultu. Tempo
di percorrenza circa 5 minuti. Si potrà sostare nei pressi della
Chiesina di San Filippo e poi ancora, per una magnifica visione
d'insieme, continuando la strada in direzione dell'altra chiesina
di San Pietro di Ruda e sostando poco prima del culmine della salita
per una vista d'insieme della Valle. Di qui si raggiunge l'abitato
di Aggius tornando indietro per circa 4 km. Dopo di che risalendo
la parte alta dell'abitato si può percorrere a piedi il sentiero
attrezzato per il "laghetto artificiale" lungo il quale si ha una
splendida vista sulla "serra di Aggius" (15 minuti a piedi lungo
un itinerario agevole).
Stop 7 - Monte Limbara, raggiungibile prendendo la strada Tempio-Oschiri,
svoltando a sinistra dopo circa 8 km e superando poi una interminabile
serie di tornanti per altri 9 km sino a Punta Balistreri (1359m).
DESCRIZIONE DEI GEOMORFOSITI
Stop 1 - Le Aguglie di Pantaleo
Il piccolo centro abitato di San Pantaleo ubicato lungo la direttrice
Olbia-Arzachena, passando per il Golfo di Cugnana, è nascosto all'interno
di un anfiteatro di creste seghettate e dentellate e di torrioni
granitici che si stagliano all'orizzonte determinando un paesaggio
di superba bellezza. Paesaggio che ricorda in qualche misura le
ben note Aiguilles de Bavella, modellate nei leucomonzograniti,
anch'essi ercinici, della vicina Corsica. Per l'osservazione del
geomorfosito, la cui visita ravvicinata e puntuale richiederebbe
un'intera giornata, è possibile soffermarsi all'ingresso dell'abitato
e alla sua uscita prendendo la nuova strada che riporta alla Statale
125 per Arzachena.
Stop 2 - Il Fungo di Arzachena
Questo particolare geosito, ormai incorporato da tempo nel tessuto
urbano di Arzachena, che ne mortifica in modo rilevante l'aspetto,
è uno dei più singolari tafoni che si rinvengano nel territorio
della Sardegna. Si tratta in sostanza di un magnifico esemplare
di fungo di roccia modellato nel granito dall'alterazione selettiva,
con gambo cilindrico leggermente rastremato verso l'alto, dove appare
più intenso il disfacimento, e cappello emisferico, con bordo progressivamente
assottigliato, cosparso di licheni grigiastri di circa una decina
di metri di diametro, lievemente asimmetrico e sbandato rispetto
all'asse subverticale del gambo. La roccia è costituita da monzogranito
inequigranulare facente sempre parte del complesso plutonico del
Carbonifero sup.-Permiano.
Stop 3 - L'Orso di Palau
La morfoscultura conosciuta come l'Orso di Palauper le sue tipiche
sembianze zo omorfe,
ubicata soprail capo che prende il suo nome (Capo d'Orso) è modellata
in un granito, di tipo rosato ed equigranulare.Il geosito, istituito
come monumento naturale ai sensi della Legge regionale n° 31/1989,
è raggiungibile agevolmente tramite un sentiero attrezzato realizzato
di recente che si snoda tra le asperità delle emergenze rocciose
adiacenti.Nelle culminazioni arrotondateè possibile osservare lo
svolgersi di fenomeni di alterazione che producono tafoni di varie
dimensioni e forme bizzarre e imprevedibili. Singolari anche le
superfici di macroesfoliazione riconoscibili nelle ampie forme emisferiche
convesse.
L'Orso, è costituito da un poderoso blocco di roccia alto una decina
di metri nel quale vari tafoni coalescenti hanno originato la caratteristica
sagoma dell'ungulato, nella quale risalta il collo poderoso, la
testa lievemente girata a settentrione ed una possente zampa anteriore
che isola sotto il ventre un bell'arco di roccia alto alcuni metri.
Dall'alto del geosito si apre uno straordinario paesaggio con vista
sulle isole dell'Arcipelago della Maddalena, che sono Parco nazionale,
e sulle relative coste di sommersione col loro susseguirsi di promontori,
insenature, isolotti, scogli e spiagge di fondo baia.
Stop 4 - Capo Testa-Baia di Santa Reparata 
Il geomorfosito di Capo Testa-Baia di Santa Reparata si raggiunge
da Santa Teresa di Gallura dopo qualche chilometro di stradapanoramica.
Il sito si caratterizza per il paesaggio d'insieme costituito da
una piccola baia chiusa da due aspri promontori rocciosi all'interno
dei quali è incastonata una splendida spiaggia sabbiosa e per il
promontorio di Capo Testa. Questo risulta modellato dall'azione
del sole, del vento, della pioggia e del mare e dominato da numerosi
affioramenti rocciosi e di blocchi tondeggianti o informi, isolati
o in cumuli sui quali si frangono con forza le onde di maestrale.
Nell'area affiorano graniti inequigranulari dal colore d'insieme
grigio, oppure rosato per fenomeni di ossidazione; il basamento
granitico risulta attraversato da poderosi filoni aplitici tardo-ercinici,
a tratti intensamente alterati e di colore verdastro, con deboli
coperture di sabbioni granitici frammisti a materiali detritici
di alterazione. Nell'angolo orientale della spiaggia di Santa Reparata
ha un notevole risalto un bell'affioramento di arenarie eoliche
a stratificazione incrociata.
Antiche cave di granito del periodo romano e medioevale, utilizzato
per le colonne del Panteon a Roma e del duomo e del battistero di
Pisa, lasciano traccia nei fronti di coltivazione che seguono le
direttrici strutturali e in alcune eccezionali colonne lavorate
grezze che giacciono in prossimità della battigia.
Stop 5 - L'Inselberg di Monte Pulchiana
Al centro del vasto altopiano che s'incontra lungo la strada Tempio-Luogosanto,
a circa 500 metri sul livello del mare spicca in modo netto all'orizzonte,
sulla sinistra, la sagoma di un inconfondibile rilievo dalla forma
complessiva di una cupola che tocca i 673 m di altezza. Il rilievo
è costituito da graniti equigranulari nei quali l'azione degli agenti
morfoclimatici ha generato, con l'alternarsi in passato di differenti
fasi climatiche, segnatamente caldo umide, uno dei più caratteristici
inselberg a pan di zucchero conosciuti nell'area mediterranea.
Il rilievo è tondeggiante alla sommità e si raccorda alla pianura,
costituita da una distesa di sabbione di arenizzazione, con un contatto
abbastanza irregolare nel quale è possibile osservare tutta una
serie di altre forme minori tipiche del paesaggio granitico ( fenomeni
di esfoliazione, cataste di blocchi, tafoni, ecc.). Sullo sfondo,
invece, si osserva la Serra di Lu Tassu, una delle tante "serre",
che prendono nome locale dalla forma aspra a dente di sega (serra)
che connotano il paesaggio gallurese.
Stop 6 - Valle della Luna- Aggius
La Valle della Luna prende nome dal suo tipico e particolare
paesaggio. La valle è infatti movimentata dalla presenza di una
moltitudine caotica di forme tipo inselberg, thor, con blocchi di
granito sparsi isolati o in cataste, talora sovrapposti in bilico
(balanced rock), tra le quali si snoda tortuoso il reticolo meandriforme
di Riu San Filippo.
Più che una valle vera e propria essa ha la forma di una vasta conca
d'erosione appiattita e cinta dai caratteristici rilievi dentellati
(serre) che caratterizzano il paesaggio gallurese. Un provvidenziale
intervento voluto dall'Amministrazione comunale di Aggius una ventina
d'anni orsono ha salvato questo straordinario paesaggio, che lascia
una impronta indelebile nella percezione del visitatore, dalla devastazione
delle cave per l'estrazione del "ghiandone", una delle pietre ornamentali
più esclusive della regione.
A margine della Valle, risalendo verso l'abitato di Aggius sono
di estremo interesse i rilievi adiacenti l'abitato per le forme
d'insieme tipo inselberg con evidenti e frequenti superfici da esfoliazione,
e in particolare per gli stupefacenti profondi tafoni impostatisi
su linee di frattura verticali ed oblique e le imprevedibili sculture
alveolari (cunchèddi) che ne cospargono la superficie.
Stop 7 - Monte Limbara
Il Monte Limbara è senza dubbio il più elevato e caratteristico
massiccio granitico della Sardegna e culmina con i 1362 metri della
Punta Sa Berritta. Il rilievo è costituito in prevalenza da granito
rosato a grana media, tagliato da una fitta serie di diaclasi generalmente
molto inclinate o subverticali aventi prevalente direzione NE-SO,
che passa poi a graniti a grossi cristalli di ortoclasio rosati
o violacei nell'area compresa tra Tempio, Aggius e Calangianus.
Un apietra ornamentale che è oggetto di intensa coltivazione da
parte dei cavatori che lo hanno denominato commercialmente "ghiandone".
La parte sommitale del rilievo, dove sono ubicate le cime più elevate
(Punta Sa Berritta e Punta Balistreri) è costituita invece da potenti
bancate di microgranito grigio chiaro o biancastro che mostrano
una debole inclinazione verso sud.
Dall'alto del rilievo, offeso da una fitta selva di antenne per
telecomunicazioni, oltre le magnifiche forme a cupola, a torrione,
alle cataste di blocchi e alle rocce in bilico, si scopre tutt'intorno
la tipica morfologia gallurese costituita da vasti ripiani, cosparsi
in superficie da una moltitudine di massi granitici e di creste
dentellate, progressivamente degradanti verso l'Arcipelago della
Maddalena.
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