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Censimenti regionali/provinciali già redatti
Soltanto alcune Regioni e Province si sono mosse per iniziare almeno un primo inventario dei beni geologici. Riportiamo qui i più importanti inventari già redatti, citando ente promotore, titolo, autori, anno della pubblicazione, dati sui contenuti.
1) Natura in Lombardia: Biotopi e Geotopi, 1982. Un primo
lavoro, peraltro apprezzabile, della Regione Lombardia, Settore
Ambiente ed Ecologia, finalizzato alla conoscenza ed alla tutela
anche di alcuni beni geologici; non risulta impostato come un vero
e proprio censimento regionale.
2) Le emergenze geologiche e geomorfologiche delle Marche
(Piano Paesistico Ambientale Regionale), 1991.
Autori: A. Minetti – T. Nanni – M. Principi
Ente promotore: Assessorato Urbanistica Ambiente Regione Marche.
Censiti 148 geositi (74 emergenze geologiche e 74 emergenze geomorfologiche).
Volume di 708 pp, con foto e stralci topografici di ogni sito e con Carta delle localizzazioni, con indicazione areale, 1:100.000.
3) I Beni Culturali a carattere geologico del Lazio. Vol 1:
Media Valle del Tevere, 1992. Vol. 2: Il distretto vulcanico di
Albano, 1996. Vol. 3: La Pianura Pontina ed i Monti Ausoni meridionali,
1997.
Autori: L Casto & F. Zarlenga.
Ente Promotore: Assessorato Cultura Regione Lazio ed ENEA , Dipartimento Ambiente.
Censiti complessivamente 131 geositi, con schede, foto, dettagliata bibliografia e n° 2 Carte di localizzazione, una georeferenziata (quella del vol.3), 1:50.000.
4) I Beni Geologici della Provincia di Modena, 1999.
Autori: AA.VV. (Dipartim. Scienze della Terra Univ. di Modena, Gruppo ricerca M. Panizza).
Ente Promotore: Assessorato Difesa del Suolo e Tutela Ambiente della Provincia di Modena.
Censiti 124 geositi, con Carta di localizzazione 1:50.000.
Volume di 103 pp, con numerosi fotocolor.
5) Paesaggi e monumenti geologici della Provincia di Cagliari,
1999.
Autori: S. Barca & F. Di Gregorio
(Dipartim. Scienze della Terra, Università di Cagliari).
Censiti 142 geositi, con numerosi fotocolor e stralcio topografico di ognuno.
Volume di 421 pp. con ricca veste editoriale.
Il censimento dei geositi nella Regione Abruzzo
Come caso di studio proponiamo qui alcuni dati sul censimento dei geotopi della Regione Abruzzo (Massoli-Novelli et alii 1999), già realizzato sulla base di una prima individuazione di 180 geositi, schedati ed inventariati ed in attesa di finanziamento per la pubblicazione in volume.
Inizialmente sorge il problema delle varie categorie di geositi e dei diversi metodi di selezione che occorre adottare per redigere i necessari inventari, che come già sopra dichiarato, debbono essere prima regionali/provinciali, poi nazionali ed internazionali.
Una classificazione dei geositi, semplice ed operativa e da noi adottata risulta la seguente:
- geomorfologici (canyons, carsismo, erosione, frane, glacialismo);
- geologici (stratigrafia, tettonica);
- mineralogico-petrografici (località di importanza scientifica od economica);
- paleontologici (siti con fossili di invertebrati, vertebrati, botanici);
- idrologici ed idrogeologici (sorgenti, cascate, corsi d’acqua);
- pedologici.
Quanto ai criteri di valutazione nell’attribuzione della qualifica di geosito, mediando tra quelli adottati in sede europea da ProGeo e quelli adottati nelle più recenti iniziative regionali italiane di catalogazione, una lista di otto criteri risulta la seguente:
- rappresentatività
- interesse scientifico
- rarità
- importanza paesaggistica
- valore educativo
- accessibilità
- stato di conservazione
- vulnerabilità.
La rappresentatività è data, ad esempio, dal fatto che esistono in Italia, Paese caratterizzato da estesi affioramenti di rocce calcaree, numerose e spettacolari gole; la gola di Fara S. Martino in Abruzzo è stata scelta perchè considerata rappresentativa per i tipici caratteri geologico-geomorfologici. L’interesse scientifico significa che quel geosito riveste particolare rilevanza sotto tale profilo: nelle Marche la serie stratigrafica del Bottaccione nei pressi di Gubbio, per l’importanza dello strato dell’iridio rinvenuto al passaggio Cretaceo-Terziario, costituisce un evidente esempio. La rarità è data dal fatto che quel particolare affioramento o quella morfologia erosiva è unica nella regione, come ad esempio l’eccezionale sorgente-cascata carsica di Zompo Lo Schioppo, comune di Morino, provincia dell’Aquila (Massoli-Novelli & Petitta 2000). L’importanza paesaggistica, intesa come “bellezza naturale”, di un sito geologico risulta un parametro molto importante ai fini della conoscenza e della promozione presso il pubblico della geologia. Il valore educativo risulta di non facile valutazione poiché in senso lato ogni roccia o minerale o fossile o monte presentano un tale valore, facendo essi parte del grande quadro delle Scienze della Terra; ma appare evidente che un sito fossilifero in alluvioni siltitiche pleistoceniche, con numerosi resti di elefante, rinoceronte, ippopotamo e megacerini, identificato pochi anni fa a Sassa a 7 chilometri dalla Facoltà di Scienze dell’Aquila (Agostini et alii 1999) possiede un valore educativo superiore ad altri siti della conca aquilana. Anche il fatto che un monumento geologico risulti accessibile e quindi osservabile e godibile da parte di molti appare un parametro non trascurabile. Ed ancora appare consigliabile, al fine della conservazione del geosito per le generazioni future, che lo stesso presenti minima vulnerabilità.
Per l’indagine in esame è stata usata una scheda compilata prima della formulazione definitiva della scheda-tipo poi concordata tra ProGeo Italia e Servizio Geologico, ma alla quale riteniamo di aver dato sostanziale contributo iniziale e quindi da considerare sufficiente. La scheda, anche per richiesta dell’Assessorato Regionale promotore, ha previsto un valutazione quantitativa per ogni geosito sulla base di un semplice punteggio da 0 a 3 assegnato collegialmente dai ricercatori agli otto criteri qualitativi prima elencati.
In ogni caso, per i futuri inventari regionali/provinciali la scheda da adottare è quella ora citata di ProGeo Italia (Brancucci & Burlando 1999).
Sulla base dei dati indicati nelle schede, supporto fondamentale di un inventario regionale deve essere un database “aperto”, possibilmente collegato ad un GIS, e con l’indicazione di elementi “descrittori”, da usare come chiavi di accesso. Oggi gli uffici tecnici e pianificatori di regioni e province sono quasi tutti dotati di sistemi informatici adatti a questo scopo.
Come breve commento alla ricerca, i punti più controversi sono risultati la redazione della scheda, la definizione dei criteri da adottare, la valutazione quantitativa, la definizione della dimensione areale. A questo proposito riteniamo che in un grande massiccio montuoso come il Gran Sasso esistano maxigeositi (il massiccio stesso oppure la grande depressione tettonico-carsica di Campo Imperatore) con all’interno numerosi e puntuali minigeositi, come la vetta del Corno Grande, il ghiacciaio in via di estinzione del Calderone, la piega di Monte S. Franco, la sorgente di Fonte Vetica, ecc.
Di ogni sito sono stati redatti: ubicazione con stralcio cartografico, dimensione areale, descrizione geologica, valutazione quantitativa degli otto criteri, dati di supporto, immagini fotografiche.
I risultati provvisori del censimento riguardano 180 geositi della regione Abruzzo e presentano alcuni dati interessanti.
Le categorie dei Siti sono così rappresentate:
90 geomorfologici
16 stratigrafici
13 tettonici
6 mineralogici-petrografici
32 idrologici-idrogeologici
2 paleontologici
1 pedologici
Dai dati sopra esposti si nota il 50% dei geositi valutati appartengono alla categoria “geomorfologici”; tale abbondanza è stata già riscontrata negli altri inventari regionali/provinciali precedenti, in particolare in quello delle Marche, singolarmente analogo. Nel caso in esame risulta dovuta sia alla geologia generale dell’Abruzzo, con rocce carbonatiche dominanti e tettonica intensa, capaci di provocare od almeno instaurare grandiosi fenomeni erosivi, sia alla naturale e generalizzata tendenza di privilegiare i valori scenici e paesaggistici dei geositi.
Analogamente il basso numero di siti d’interesse mineralogico-petrografico (3.5%) risulta dovuto all'’assenza di rocce ignee e metamorfiche e dei relativi fenomeni epitermali.
La dominanza delle rocce carbonatiche risulta ancora il principale motivo dell’elevata percentuale di siti “idrologici-idrogeologici” (18%), risultando l’Abruzzo regione molto ricca di acque sia profonde che superficiali. Sono presenti non solo numerose cascate, sia nel massiccio del Gran Sasso che in quello della Maiella, ma anche molte sorgenti di rilevante portata (7.000 l/s a Capopescara) e di grande rilevanza ambientale, con faune e vegetazione particolari, spesso costituite in aree protette.
Dati interessanti provengono anche dall’analisi dei dati delle sub-categorie. All’interno dei 90 siti “geomorfologici” troviamo ben 51 geositi di tipo carsico (doline spettacolari, grotte, inghiottitoi, risorgenze, karren, ecc), un’altra specificità di questa regione prevalentemente carbonatica; di tipo erosivo, come i calanchi di Atri, risultano 15 siti e 14 originati da fenomenologie glaciali.
La distribuzione dei geositi nell’ambito regionale mostra una prevalenza nelle aree montane (province di L’Aquila (42%) e Teramo (25%), rispetto a quelle di pianura (Chieti 18%, Pescara 15%).
Infine un dato statistico riguarda le aree protette: il 40% dei geositi individuati risulta in esse compreso. Tale situazione si deve essenzialmente al fatto che l’Abruzzo presenta, tra le regioni italiane, la maggior percentuale di territorio protetto, con ben tre parchi nazionali e numerosi parchi regionali ed oasi naturali.
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