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"...il nuovo concetto di salvaguardia del Patrimonio geologico..."
GEOSITI NEL PAESAGGIO ITALIANO: RICERCA, VALUTAZIONE E VALORIZZAZIONE
UN PROGETTO DI RICERCA PER UNA NUOVA CULTURA GEOLOGICA bibliografia
(Mario Panizza* & Sandra Piacente*)

*Dipartimento di Scienze della Terra – Università degli Studi dell’Università di Modena e Reggio Emilia

Abstract
The geological component of the landscape represents the great book of Nature on whose pages — the rocks and strata — the most remote events of our Planet’s history are recorded. Therefore, by recognising Geology’s role as the primordial archive of the most complex and vast library of the Earth, the need to implement educational and conservation initiatives regarding geological assets should be acknowledged, also taking in their historical significance. The main goal of this Research Programme is the comparative study of some areas of the Italian territory in order to identify Geological Assets (Geosites), with particular evidence to geomorphological assets (Geomorphosites). The research has three objectives: a) comparative analysis of results; b) definition of "guide lines" for methodological research on Geosites; c) planning of Geosites management and exploitation. The comparison of results from each research units will produce a proposal of standardized research method collected in a Manual that will be presented at the 32° International Congress of Geology (Florence, 2004). A last objective will concern some examples of management and exploitation actions: examples of didactic units, touristic routs, etc; attention will paid also to part of scientific routes potentially utilizable by senior citizens or disable people.

L'opinione pubblica, sensibilizzata anche da iniziative legislative, sta mostrando sempre più attenzione ed interesse verso il paesaggio in generale e i beni naturali in particolare, sollecitandone il censimento, la protezione, il recupero e la valorizzazione. Tra le componenti più significative del paesaggio, senz'altro sono da annoverare quelle geologiche e, tra di esse, quelle geomorfologiche, che da sempre hanno costituito oggetto di richiamo soprattutto per la loro caratteristica di spettacolarità. Tuttavia non sono soltanto gli attributi scenici che possono conferire un valore a questi elementi paesaggistici, quanto altri caratteri legati ad aspetti meno soggettivi o aleatori, quali il significato scientifico o di rappresentatività ambientale, elementi questi che ben si prestano per una loro attribuzione di bene culturale.
Già a partire dalla fine degli anni ’60 iniziava a svilupparsi in Italia (Nangeroni, 1968) una cultura protezionistica riguardo ai beni geologici; a parte, tuttavia, il lavoro svolto da alcuni precursori (Praturlon, 1986; Panizza, 1988; Panizza e Piacente, 1989), è soltanto con gli anni novanta che inizia a formarsi a tutti gli effetti una cultura scientifica in campo geo-protezionistico. Il motivo dello scarso interesse scientifico per l’argomento è probabilmente legato anche all’assenza di strumenti legislativi realmente operativi, che, in genere, rappresentano i motori per lo sviluppo della ricerca, anche se la già legge L. 29 giugno 1939, n° 1497: “Protezione delle bellezze naturali”, indicava soggette a tutela le "singolarità" geologiche. Attualmente l’attività di ricerca, che ha prodotto nel paese una copiosa bibliografia, è sviluppata, prevalentemente ed in modo non coordinato, dagli Enti di Ricerca e dalle Università, ai quali si affiancano a supporto, alle volte, Amministrazioni pubbliche particolarmente “illuminate”, come Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Marche e che fungono da stimolo per studi in questo campo.
A seguito del II Symposium Internazionale sulla protezione del patrimonio geologico, tenutosi a Roma nel 1996, si costituisce il gruppo ProGEO Italia, a cui afferiscono docenti e ricercatori dell’Università, dell’ENEA, del Servizio Geologico Nazionale e del CNR, il cui compito principale è proprio quello di promuovere la diffusione dell’informazione, riguardo al patrimonio geologico ed alla sua conservazione. La politica di diffusione dell’informazione ha dato i suoi frutti nel momento in cui si sono venuti a dibattere in un ambito scientifico nazionale i temi propri della geo-conservazione. Contemporaneamente, con la piena entrata in vigore della L. 394/91, vengono forniti nuovi stimoli per una migliore definizione in termini scientifici delle caratteristiche dei beni da proteggere. Il gruppo ProGEO Italia è attualmente impegnato nel progetto "Geosites", patrocinato da IUGS ed UNESCO, il cui obiettivo è realizzare un inventario informatizzato dei più importanti geositi e sollecitare una politica protezionistica che sia anche un valido supporto alle Scienze geologiche, sollecitando iniziative regionali o nazionali per realizzare inventari.
È in questo contesto che si inserisce il programma di ricerca, co-finanziato dal MIUR (Ministero Istruzione, Università e Ricerca): COFIN, "Geositi nel paesaggio italiano: ricerca, valutazione e valorizzazione", che vede coinvolte cinque sedi universitarie: Cagliari, Genova, Modena e Reggio Emilia, Pavia, Urbino, con il coordinamento nazionale della prof. Sandra Piacente, della sede di Modena e Reggio Emilia.
La ricerca si propone di studiare comparativamente alcune aree italiane per l'identificazione dei Beni geologici con specifico riferimento a quelli geomorfologici (Geomorfositi). In particolare il progetto intende proporre una metodologia per il rilevamento, la selezione, la catalogazione e la valutazione di essi; prevede infine la progettazione di itinerari di conoscenza, tutela e valorizzazione di alcuni dei siti selezionati. E' convinzione dei ricercatori afferenti al progetto che i risultati ottenuti potranno essere anche una occasione di promozione di una conoscenza geologica più ampia, che metta in risalto non solo il ruolo della ricerca, ma anche le risposte "sociali" che la Geologia può offrire. A questo proposito è da sottolineare che gran parte delle Unità di ricerca prevede il coinvolgimento ufficiale di Enti pubblici extra-universitari (Servizio Geologico Nazionale, Enea, Regioni, Province etc.), sotto forma sia di collaborazione scientifica che di partecipazione finanziaria: ciò indica il particolare interesse degli Enti stessi verso i risvolti applicativi e sociali del Progetto.
Come già accennato il progetto di ricerca riguarda principalmente i Geositi di carattere geomorfologico, in accordo con l'appartenenza scientifico-disciplinare della maggior parte dei proponenti.

La prima fase della ricerca ha tre obiettivi:
a) definire lo "stato dell'arte" delle ricerche sui Geomorfositi, con particolare riguardo agli aspetti metodologici;

b) proporre una metodologia di ricerca, censimento, selezione e valutazione dei Geomorfositi;

c) predisporre una scheda standardizzata da collegare a una banca dati.

Per raggiungere l'obiettivo "a" è stata condotta un'analisi bibliografica relativa a studi di carattere geologico (lato sensu) e geomorfologico di interesse ai fini del progetto, non solo per acquisire informazioni su iniziative a diverso livello di censimento, valutazione e valorizzazione dei Geositi, ma anche per l'individuazione delle metodologie più adatte sia all'identificazione e alla selezione dei beni geomorfologici, che ai procedimenti di valutazione e valorizzazione dei siti stessi. Tutti i proponenti del presente Programma di Ricerca vantano esperienze di questo genere (Panizza & Piacente, 1993; Carton et al., 1994, Nesci & Savelli, 1994; Coccioni et al., 1997; Benvenuti et al., 1998; Barca & Di Gregorio, 1999; Burlando, 1997; Piacente et al., 2000), tuttavia il problema è quello di trovare un procedimento comune che meglio possa conformarsi sia alle diverse informazioni che deve contenere, sia a un territorio vasto e multiforme come quello italiano, sia a una risposta unitaria al progetto GEOSITES dell'UNESCO.

L'obiettivo "b" riguarda la selezione dei Geositi: sarà perciò necessario individuare quali e quante valenze dovranno essere scelte e analizzate, per esempio come modello di evoluzione, oppure come testimonianza paleoambientale. Si tratterà inoltre di proporre una valutazione anche quantitativa del Geomorfosito, esaminandone, per esempio, la rarità oppure la "geo-diversità": valutazione quantitativa che si rende necessaria sia per una comparazione fra i siti stessi o con altri beni ambientali e non, anche ai fini di una eventuale selezione, sia e soprattutto per la Pianificazione Territoriale o per un procedimento di Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA).

L'obiettivo "c" è quello di trasferire le valutazioni scientifiche, che concorrono a identificare un sito geomorfologico come bene da salvaguardare, mediante l'approntamento di un archivio dei geositi. Per procedere in questo senso sarà predisposta un'apposita scheda collegata ad una banca dati. La scheda sarà progettata recependo le indicazioni suggerite e le metodologie individuate durante l'evolversi dello studio, in modo tale da risultare aperta all'inserimento sia di nuovi dati o aggiornamenti, sia di altre componenti scientifiche, attraverso semplici modifiche o integrazioni.
La seconda fase della ricerca si suddivide in tre parti. a) Studi regionali a piccola scala su alcune aree aventi caratteri paesaggistici specifici del territorio italiano. Le aree prese in considerazione sono le seguenti: Emilia Romagna, Lombardia, Liguria, Dolomiti trentine, Marche e Sardegna. b) Studi su siti campione a media scala, all'interno delle aree suddette. c) Costruzione di relativi archivi informatizzati e georeferenziati.. L'ultima fase della ricerca ha tre obiettivi. a) Analisi comparativa dei risultati. b) Definizione di "linee guida": questa parte riguarderà anche una valutazione quantitativa dei Geositi, basata sui loro attributi scientifici, sulle loro valenze specifiche, sui loro caratteri spaziali o sulle loro proprietà culturali. c) Progettazione di proposte di gestione e valorizzazione dei Geositi: ogni unità di ricerca proporrà alcuni esempi specifici incentrati sulla diffusione della conoscenza e della valorizzazione dei geositi secondo target diversi.
Parallelamente al programma di ricerca COFIN sopraesposto, la I.A.G. (International Association of Geomorphologists) ha istituito il Working Group "Geomorphological Sites", al quale aderiscono anche alcuni ricercatori italiani partecipanti al Programma COFIN. Gli obiettivi sono più o meno gli stessi, anche se, ovviamente, in una prospettiva internazionale l'uno e italiana l'altro. I due gruppi si stanno già coordinando con l'intento di lavorare in stretta collaborazione, raccordandosi anche con progetti di altre nazioni.
Una prima, concreta espressione di questa cooperazione è l'organizzazione del Workshop "Geomorphological sites: research, assessment and improvement", che si svolgerà a Modena nei giorni 19-22 giugno 2002 e che rappresenta la prima occasione ufficiale di incontro dei due gruppi di ricerca sul tema dei geomorfositi.

Un aspetto da sottolineare in questa sede è che il concetto geologico che può offrire nuovi stimoli e significati culturali a una Geologia che appare negli ultimi anni un po’ appannata e ripiegata su se stessa, può essere quello della “geodiversità”, che vede nella pluralità e specificità degli ambienti geologici la base della varietà della vita sulla Terra. Un concetto, quindi, che si assimila e si collega con le comunità biologiche e l'eterogeneità delle specie "biodiversità" e che si integra con le strutture sociali e culturali.
Può essere questa una nuova chiave per presentare un volto più attraente della Geologia, non quello "severo" legato agli aspetti della pericolosità e del rischio geologico, ma quello "dolce" fatto anche di diversità attrattive, di storia e - perché no? - di godimento visivo ed emotivo. Un ritorno "alla civiltà naturale", in cui l'uomo proietta la propria anima e i propri sentimenti sulla natura, restituendole quel carico simbolico che passa attraverso la gamma completa dei suoi sensi.



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