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Riassunto
Nella Puglia sud-orientale tra l'abitato di Ostuni e la costa Adriatica, è possibile identificare un network di siti di elevato interesse geologico-strutturale, paleontologico e geomorfologico. Tali siti permettono di ricostruire sia l'evoluzione della Piattaforma Apula durante il Cretaceo Superiore, sia quella della fascia costiera nel corso del Pleistocene medio e superiore e dell’Olocene.
Diverse sono le località che, per l’esposizione ed i caratteri, rappresentano la chiave di lettura dei processi geologici s.l. che hanno interessato la regione costiera adriatica.
Gli importanti aspetti stratigrafici, paleontologici e geomorfologici che caratterizzano quest'area ben si integrano sia con i siti archeologici, sia con gli elementi naturalistici di pregio del paesaggio, a costituire un percorso scientifico-didattico in un territorio di forte interesse turistico ed economico.
Parole chiave: stratigrafia, paleontologia, morfologia costiera,
geosito, Ostuni.
Abstract
Numerous sites of relevant geological, palaeontological and geomorphologic interest can be recognized in the area stretching between Ostuni village and the Adriatic coast (south-eastern Apulia). These sites permit to highlight the evolution of Apulia carbonate platform during the Upper Cretaceous as well as the geomorphologic modifications of the costal landscape during the Middle-Upper Pleistocene and the Holocene.
A number of these sites are of primary importance for the comprehension of the geological processes that affected the Adriatic coastal region.
The sites of significant geological interest occurring in the examined area constitute, along with the archaeological sites and the most valuable units of the landscape a scientific-educational network in a region characterized by a strong economic and tourist interest.
Key words: stratigraphy, palaeontology, coastal morphology,
geosite, Ostuni.
1 - Introduzione
I numerosi studi scientifici condotti da vari autori nel territorio di Ostuni, hanno evidenziato l’importanza geologico-paleontologica e geomorfologica di quest’area (Fig. 1); essi hanno posto in evidenza la presenza di numerosi siti di particolare interesse per la ricostruzione dell’evoluzione del paesaggio fisico (p.e.: Di Geronimo; 1969; 1970; D’Alessandro e Iannone, 1984; Laviano, 1984; 1985; Luperto Sinni e Borgomano, 1989; Pieri e Laviano, 1989; Guarnieri et alii 1990 a-b; Mastronuzzi et alii, 2001; Mastronuzzi e Sansò, 2002). I depositi affioranti e le forme del paesaggio, costituiscono chiave di lettura dei processi geologici s.l. attivi nell’intera regione pugliese nel corso del Cretaceo Superiore, del Pleistocene medio e superiore e dell’Olocene. Gli elementi distintivi degli affioramenti e le caratteristiche geomorfologiche, la loro estensione e stato di conservazione, fanno sì che tali elementi del paesaggio fisico possano costituire esempi scientifico-didattici. Fra le numerose esposizioni, l’individuazione dei siti maggiormente indicativi e la loro organizzazione in percorsi scientifico-didattici, contribuirebbe ad una migliore percezione del paesaggio geologico da parte della comunità. La realizzazione di tali itinerari, permettendo la divulgazione di conoscenze concernenti le Scienze della Terra, porrebbe l’accento sul contributo di queste discipline nella valorizzazione del patrimonio ambientale e nella corretta gestione dl territorio.
Un progetto di ripristino e di protezione dei siti, oltre a rappresentare un’operazione di tutela del patrimonio scientifico e naturalistico, costituirebbe una risorsa economica per quest’area, dalla radicata vocazione turistica e naturalistica, già famosa per la presenza di importanti siti di interesse archeologico (Coppola, 1977; Quilici e Quilici Gigli, 1975; Coppola e Costantini, 1987). I geositi rappresentano, in tal senso, un “valore aggiunto” e contribuiscono utilmente allo sviluppo eco-compatibile del territorio, ancor più se inquadrati nell’idea proposta del “Parco Interprovinciale degli Ulivi”.
2 - Inquadramento geologico-geomorfologico.
Il territorio di Ostuni è caratterizzato dalla presenza di una scarpata che raccorda l’altopiano murgiano, costituito da una potente successione calcarea del Cretaceo Superiore, con una gradinata di superfici digradante sino alla linea di costa. Questa è modellata sia sui calcari mesozoici, sia sulle calcareniti plio-pleistoceniche trasgressive sulla sequenza senoniana; solo la superficie più bassa è caratterizzata dalla presenza dei depositi e delle forme del Pleistocene superiore e dell’Olocene.
Nella successione calcarea sono state individuate quattro associazioni di bio-litofacies, la cui analisi comparativa ha permesso la definizione di alcune importanti fasi riguardanti la storia deposizionale e l’evoluzione tettonica della Piattaforma Apula durante il mesozoico terminale (Pieri e Laviano, 1989; Guarnieri et alii, 1990 a-b).
La gradinata è in parte modellata sui sedimenti plio-pleistocenici (le Calcareniti di Gravina) costituiti da calcareniti organogene grossolane massive, cementate in maniera variabile, e caratterizzate da ricche associazioni fossilifere organizzate in strati regolari, con contatti stratigrafici poco distinti (D’Alessandro e Iannone, 1984). Le superfici che costituiscono la gradinata corrispondono ad una serie di terrazzi marini di abrasione dovuti all’interazione tra il sollevamento tettonico regionale e le variazioni glacio-eustatiche (Mastronuzzi et alii, 2001). Essi sono dissecati da valli profonde e strette, generalmente rettilinee e parallele fra loro, localmente chiamate lame. Lungo il perimetro costiero, queste incidono anche i depositi poco spessi dell’unico terrazzo marino di accumulo del Pleistocene superiore (Di Geronimo, 1970; Mastronuzzi et alii, 2001), che, oltre ad essere rappresentato dai suoi sedimenti, mostra fra Torre Canne e Monticelli il suo cordone dunare.
A valle di questo terrazzo marino, la rimonta del mare olocenico ha costruito un sistema costiero che presenta i caratteri di una stationary barrier (Mastronuzzi e Sansò, 2001). Dal punto di vista morfodinamico essa è una pocket beach, priva di significativi apporti sedimentari diretti dall’entroterra, che deve la sua conformazione all’azione morfogenetica espletatasi, nel corso dell’Olocene, mediante la sovrapposizione in più fasi di depositi eolici e marini (Dini et al., 2000; Mastronuzzi et al., 2001)
3 - Il network di geositi nel territorio di Ostuni
Nell’area studiata (Fig.1A) sono stati identificati complessivamente sei siti di interesse geologico s.l.. Quattro di essi, puntuali, sono di preminente interesse geologico, stratigrafico e paleontologico, ed riguardano la successione cretacea; da essi comunque è possibile apprezzare caratteri geomorfologici del paesaggio, quali la scarpata murgiana e la successione dei terrazzi marini. Uno dei siti è, invece, di interesse geomorfologico-paleontologico ed ha sviluppo lineare lungo le lame. L’ultimo ha estensione areale ben definita e interessa tutta la baia di Torre Canne – Torre San Leonardo, il sistema dunare olocenico, le aree umide retrostanti sino al cordone dunare del Pleistocene superiore.
3.1 - I siti del Cretaceo
I siti concernenti il Cretaceo Superiore sono un’importante testimonianza geologico-paleontologica, che ha permesso di ricostruire l’evoluzione tettonico-sedimentaria di questa parte della Piattaforma Apula (Fig.1B). Durante il Campaniano, una fase tettonica distensiva ha prodotto la suddivisione della piattaforma carbonatica interna in blocchi, creando una struttura tipo horst orientata nordovest-sudest, con il lato verso nordest più acclive rispetto quello rivolto a sudovest. Sulla parte sommitale di tale morfostruttura si sono sviluppati depositi di margine (le “scogliere a rudiste”), che passavano lateralmente verso quelli di scarpata. Durante il Maastrichtiano, una nuova fase tettonica provocò l’approfondimento del sistema deposizionale che si era sviluppato nel Campaniano, la sua distruzione parziale e la migrazione delle facies di margine verso sud-sudovest. In tale periodo si sviluppò il corpo biocostruito dei Monti della Badessa, i cui depositi di scarpata giacciono in unconformity su quelli precedenti. Megabrecce incanalate testimoniano che questa seconda fase tettonica ha coinvolto i depositi biocostruiti.
I geositi del Cretaceo Superiore sono stati selezionati fra gli affioramenti presentati durante i lavori della Seconda Conferenza Internazionale sulle Rudiste (Guarnieri et alii, 1990); alcuni di essi sono, inoltre, segnalati nell’itinerario turistico-geologico delle Guide Geologiche Regionali (Ricchetti e Pieri, 1999).
>> continua
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