LA QUESTIONE NUCLEARE - INTERVISTA A MARIO TOZZI (11/12/2003)


  Prof. Tozzi, la questione SCANZANO JONICO ha in questi ultimi giorni riproposto la questione nucleare in Italia. Sui media tutti sono stati infatti numerosi gli interventi e le discussioni sul come e soprattutto sul dove le "nostre" scorie nucleari dovranno essere stoccate. Come solitamente accade quando le voci sono tante, farsi un'idea è abbastanza complicato. La cosa che forse disorienta maggiormente è il fatto che ci sia un problema "nucleare" proprio qui, in Italia, dove praticamente mai ci siamo giovati dell'energia nucleare fatta in casa. Cominciamo allora con una serie di domande che forse in molti si stanno facendo e che vanno un po' a monte del problema : Dove e quando queste scorie sono state per così dire "create"? Attualmente dove si trovano? I luoghi che adesso le ospitano mettono a rischio di contaminazione i territori limitrofi?

  Dopo anni di imbarazzati silenzi sta venendo al pettine il vero nodo della questione nucleare in Italia, quello delle scorie. Come è noto il nostro paese ha deciso di concedersi una "pausa" rispetto all'uso dell'energia nucleare a partire dal 1987, anno in cui un referendum popolare bocciò decisamente la possibilità di ricorrere a questo tipo di energia (e momento in cui decine di comuni stabilirono di classificare come "denuclearizzato" il proprio territorio). Ma alcune centrali erano già entrate in funzione e avevano prodotto circa 28.000 m3 di scorie a diverso livello di radioattività (800 m3 sono di III categoria, la più pericolosa); a questi si aggiunga lo smantellamento delle centrali stesse che, dopo anni di attività, diventano radioattive come le scorie. I siti attuali delle scorie radioattive italiane --eccettuati quelli ben noti delle centrali stesse e di alcuni centri di ricerca-- sono segreti: si calcolano diverse decine di siti (forse più di 100) tutti potenzialmente a rischio. Il sito di Trisaia (poco lontano da Scanzano Jonico), per esempio, contiene pochissimo materiale, ma ha già avuto problemi di inquinamento.

  Tornando appunto al sito di SCANZANO e passando all'aspetto più propriamente "geologico", sembra che effettivamente il sito che era stato prescelto in Lucania avesse tutte le caratteristiche per ospitare e mantenere totalmente isolato materiale altamente radioattivo. Ci può spiegare la natura di queste formidabili barriere naturali che avrebbero dovuto contenere tutti i 50.000 mc di scorie italiane?

  Diciamo subito che il sito scelto --in linea puramente teorica-- sembra godere delle caratteristiche che si richiedono in questi casi (che peraltro non sono così numerosi come sembra): una specie di "panino" composto (scendendo in profondità) da uno spessore rilevante di argilla (oltre 600 metri), uno strato di salgemma (il sale da cucina) di oltre 250 metri di spessore, poi ancora un letto di argilla di centinaia di metri e sotto ancora sale. Le scorie verrebbero collocate a circa 800 metri di profondità nel livello di salgemma. Però la regione lucana è sismica e il territorio in superifcie potenzialmente soggetto ad alluvioni: si è tenuto conto della riclassificazione del sito di Scanzano e degli eventi meterologici possibili ? L'acqua può effettivamente costituire un problema serio, ma non tanto per eventuali alluvioni in superficie, che difficilmente avrebbero riflessi alla profondità di confinamento delle scorie (la normativa comunque vieta la collocazioni in siti superficiali con alluvioni recenti o attuali, dunque proprio questo il caso). La questione principale non sembra essere che le acque di falda --o quelle di incursione marina-- arrivino a interessare comunque i sali profondi che potrebbero così sciogliersi: sembra questa un'eventualità di cui si possa tenere conto. La cosa di cui bisogna esser certi è che il salgemma sia completamente secco, cioè che non sia al suo interno intaccato da fluidi che i gelogi possono riconoscere attraverso il metodo di analisi delle inclusioni fluide, piccole bolle di liquido inglobate a livello microscopico nelle molecole saline e sucettibili di sciogliersi per via della temperatura relativamente elevata dei materiali radioattvi in decadimento. Inoltre nessuno ha condotto uno studio approfondito sullo stato di fratturazione, indispensabile per evitare infiltrazioni profonde di fluidi. In pratica si riscontra la mancanza di studi approfonditi da condurre --preventivamente, non dopo la scelta-- sul posto: i tecnici stessi della Sogin (peraltro competenti e degni di fede) suggeriscono tutta un serie di analisi di dettaglio che, a loro modo di vedere, potrebbero essere completati in un anno. Ci vuole un'analisi sismica tridimensionale del sottosuolo, ci vogliono centinaia di analisi di campioni provenienti dal sottosuolo, occorrono studi sulle alluvioni e sulla sismicità ben più approfonditi di quelli attualmente a disposizione. In realtà nell'unico altro sito comparabile (per modo di dire, perché li si tratta di un deserto e di rocce molto più antiche di quelle di Scanzano, che hanno "solo" 6 milioni di anni), gli studi sono proseguiti --sul posto-- per un quarto di secolo e dovunque altro nel mondo (Germania, Giappone) si pensa a confinamenti di questo tipo si impiegano decenni di lavori in situ prima di concedere il benestare, come si pensa da noi di farlo in pochi mesi ?

  Come abbiamo visto il popolo lucano si è a dir poco inferocito e la sua reazione non si è fatta certamente attendere. A nostro parere la protesta è derivata non da malafede scientifica (o almeno non solamente), quanto piuttosto dalla mancata valutazione delle devastanti conseguenze socioeconomiche cui sarebbe andata incontro la popolazione di SCANZANO che vive di turismo e agricoltura.
Ovviamente si tratta di questioni oltremodo difficili da risolvere e qualsiasi altra collocazione porterebbe nuove polemiche e nuove ribellioni. La domanda è quindi questa: Non esistono altri luoghi in Italia con paragonabili garanzie di isolamento ma che siano più "isolate" in superficie, cioè che abbiano un minor impatto sulla vita sociale?


 Non può più essere disconosciuto che, complessivamente, il nucleare è bocciato non solo dalla diffidenza delle popolazioni, ma anche dai problemi che ha dovunque e soprattutto dal mercato: le grandi centrali di un tempo possono essere costruite solo in presenza di forti interventi statali che abbattano i costi elevati, interventi sempre meno possibili in regimi concorrenziali privati: sostanzialmente il nucleare non conviene e impedisce di sperimentare nuove fonti più sicure. Per le scorie che si sono già prodotte ci vogliono idee serie che non compromettano il patrimonio naturalistico e storico - artistico del paese con potenziali pericoli di inquinamento radioattivo e con una trasformazione militare del territorio che male si concilia con la vocazione turistica della regione Basilicata, specie nelle zone che stanno ora risollevandosi da un decennale abbandono. Oddio, l'ignoranza scientifica, quella non manca, per cui anche se si dimostrasse con certezza la bontà dell'isolamento profondo, chi potrebbe valutare che si sia operato comunque in buona fede e in modo comparato con altri siti ? Ma in ogni caso, anche se il sito fosse stato il più idoneo del mondo, il danno era comunque già stato fatto: l'effetto annuncio in questi casi è devastante.
E' che questo tipo di scelte dovrebbero essere sempre scientificamente argomentate, condivise e trasparenti. Si dovrebbe cioè non solo essere certi della sicurezza (tenendo forse conto che quello nucleare è il solo campo in cui, anche negli USA, si aspira alla sicurezza totale), ma anche delle ragioni per cui certi siti (circa 200 quelli vagliati in Italia) siano stato scartati e altri no. Luoghi deserti in Italia, come si sa, non esistono, ma forse il demanio militare già esistente, per i soli siti superficiali, potrebbe andare bene.


  In tutte le discussioni su SCANZANO fin qui ascoltate non si è mai sentito parlare di VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale), era stato programmato?

 Nessuna VIA è stata fatta a Scanzano, proprio in un tipico caso in cui si dovrebbero aprire preventivamente le pratiche di VIA che prevedono una larga condivisione degli studi e delle decisioni con le popolazioni e gli amministratori locali. Va scoraggiata la sindrome NIMBY (not in my back yard), cioè del fate quello che volete ma non dalle mie parti, ma neanche si può pensare di imporre con le armi a una popolazione inferocita una decisione che annulla i propri legittimi sforzi di riscatto sociale ed economici, a prescindere dal rischio reale o presunto del sito.

  E ora la domanda più difficile. Come crede che finirà?

 Come è già finito. Scanzano è stata esclusa, per ora, come sito nazionale e in 12 mesi se ne dovrebbe cercare un altro, ma chi lo accetterà ? Devo aggiungere che le scorie radioattive costituiscono un problema serio che non può essere demandato alle generazioni future, né scaricato su paesi che dispongono di siti e teconologia adatti (ma che debbono per questo essere pagati), né --peggio ancora-- a paesi più poveri disposti a vendere il proprio territorio per quattro soldi. La soluzione di siti regionali che consentano di ospitare finalmente anche le 500 tonnellate all'anno di rifiuti ospedalieri che produciamo in Italia è stata bocciata per via dei costi --2 miliardi di euro a regione-- e per ragioni di sicurezza, che sarebbero maggiori su unico sito. Se fosse solo questo il problema, allora perché non utilizzare i già esistenti demani militari, che almeno non incrementerebbero la militarizzazione del territorio e non dovrebbero spaventare più di quanto non facciano i sommergibili nucleari alla Maddalena ? In realtà è la scelta nucleare a essere definitivamente seppellita da questo scenario: come si fa anche solo a progettare una nuova centrale se non si sa dove mettere i rifiuti delle sole quattro che hanno lavorato appena per pochi anni ? Per smantellare le centrali italiane ci vorranno 2, 6 miliardi di euro entro il 2020: tanti soldi e tanto tempo. A Scanzano la popolazione è disposta a incatenarsi all'ingresso delle miniere di salgemma, perché altrove dovrebbero reagire benevolmente ? Per l'individuazione di siti adatti l'idoeneità geologica è il primo parametro, ma non il solo: ci vogliono soluzioni che non compromettano il patrimonio naturalistico e storico - artistico del paese con la minaccia (anche solo potenziale) di inquinamento radioattivo e con una trasformazione militare del territorio.

 
 


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