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| a cura di EMANUELE DOMINGO |
| CARATTERISTICHE IDRODINAMICHE FONDAMENTALI DEL TERRENO NON SATURO |
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Definizione delle caratteristiche fisiche
del terreno non saturo
Un terreno sciolto, dal punto di vista fisico e idrogeologico
è generalmente considerato come un sistema di tubi capillari,
costituiti dagli spazi non occupati dalla fase solida, detti
vuoti.
I vuoti sono disponibili a ospitare sia una fase gassosa,
sia una fase liquida: in condizioni naturali la fase gassosa
è costituita dall’aria, mentre la fase liquida è costituita
dall’acqua.
La porosità n di un terreno è generalmente definita
dal rapporto tra il volume dei vuoti nella matrice solida
del suolo (Vv) e il volume totale dei vuoti più quello
della matrice solida (Vt):
n= Vv/Vt La frazione del volume totale del terreno riempita dalla fase liquida è data dal prodotto tra n e Sw, dove quest’ultimo parametro è la saturazione in acqua, data dal rapporto tra il volume dell’acqua contenuta nel terreno (Vw) e il volume dei pori (Vv): Sw=Vw/Vv
Lo stato e la quantità dell’acqua contenuta
nel terreno permettono di distinguere, lungo un profilo verticale,
tre zone che sono rispettivamente, dall’alto verso il basso:
- Una zona non satura (Sw<1)
- Una zona di transizione o frangia capillare (Sw<=1)
- La falda acquifera (Sw=1)
Tutta l’acqua presente in un terreno permeabile per porosità (permeabilità primaria) è soggetta a diversi campi di forze, principalmente:
- La forza peso
- La forza di attrazione elettrostatica, attiva soprattutto in prossimità dei cristalli di minerali argillosi, i quali, avendo come è noto una superficie elettricamente non neutra, tendono a attirare le molecole d’acqua, in virtù della polarità di queste ultime
- Le forze di tensione superficiale, responsabili dei fenomeni di capillarità, a causa dei quali l’acqua ha la facoltà di essere trattenuta o anche di risalire nei pori. L’entità del fenomeno è inversamente proporzionale alla sezione dei pori e quindi al quadrato del diametro dei granuli
- Altre forze, come ad esempio la pressione osmotica, che agiscono con intensità decisamente subordinate a quelle sopra descritte
Nella zona non satura l’acqua aderisce alla
superficie dei granuli per effetto sia della forza di attrazione
elettrostatica che della tensione superficiale; in questo
caso le forze colombiane e soprattutto quelle di capillarità
esercitano sulla fase liquida una sottopressione chiamata
pressione capillare (pc) o anche tensione o
suzione di matrice.
Tale pressione presenta segno negativo e può arrivare a raggiungere
e superare il valore di -10 atm. La frangia capillare
costituisce una zona di passaggio tra la zona non satura e
la falda; in essa i pori sono quasi interamente occupati dalla
fase liquida, che qui è trattenuta per capillarità, quindi
a una pressione inferiore a quella atmosferica, anche se crescente
nel verso della profondità. La pressione capillare presente
lungo la superficie superiore della frangia capillare è detta
suzione critica (yc)
e rappresenta la minima suzione necessaria per provocare un
parziale svuotamento dei pori.
Il limite tra la frangia capillare e la falda è la superficie
piezometrica, definita come la superficie lungo la quale
la pressione dell'acqua eguaglia quella atmosferica. All'interno
della falda freatica tutti i pori sono saturi d'acqua, la
quale si viene a trovare più in profondità a una pressione
maggiore di quella atmosferica a causa del peso esercitato
dalla colonna sovrastante.
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Il flusso di un fluido attraverso un mezzo
poroso
Il movimento di un fluido attraverso un mezzo poroso può essere
guidato sia da differenze nella pressione del fluido stesso
che da variazioni della sua densità (r)
nello spazio. I flussi guidati da gradienti di pressione,
ad esempio, sono diretti da regioni dello spazio che presentano
valori di pressione del fluido più elevati verso regioni
dove lo stesso parametro presenta valori inferiori.
I flussi guidati da gradienti di densità si verificano quando
le forze gravitazionali agiscono su parti del fluido più dense,
costringendolo a muoversi verso il basso, verso regioni dove
la densità del fluido e minore. La densità di un fluido, come
può essere ad esempio l’acqua, può variare in funzione della
pressione e della temperatura, ma soprattutto della presenza
di una sostanza disciolta (soluto).
La concentrazione del soluto (C) è definita come il
rapporto tra la massa del soluto (Ms) e la massa totale della
soluzione (M):

Come punto di riferimento si è soliti definire la concentrazione
volumetrica del soluto (c), definita in termini di densità
del fluido (r):
In tal modo la densità totale del fluido risulta
essere data dalla somma della densità dell’acqua (rw)
e della concentrazione volumetrica del fluido (c).
Le equazioni che governano il trasporto di
un soluto sotto l’effetto di un gradiente di densità sono
in genere serie di Taylor approssimate al primo ordine, a
partire da una densità di riferimento, del tipo:
dove:
- r0 = densità di base del fluido
(nel caso dell’acqua r = rw)
- C0 = concentrazione di base del soluto (solitamente C0 = 0)
- d/dC
= gradiente della densità al variare della concentrazione
Un sistema con densità costante non permette il flusso;
quest’ultimo si verifica quando la densità del fluido è variabile
oppure aumenta con la profondità, come avviene per le variazioni
di pressione.
Il meccanismo di flusso guidato da gradienti di pressione
o di densità è espresso dalla forma generalizzata della legge
di Darcy, che è comunemente usata per descrivere il flusso
nei mezzi porosi:
dove:
- V(x,y,z) = velocità reale media del fluido
- K(x,y) = tensore di permeabilità della matrice solida
- Kr(x,y,t)= permeabilità relativa del fluido
- p(x,y) = pressione del fluido
- r = densità del fluido
- µ = viscosità del fluido
- g = accelerazione di gravità
La velocità reale media del fluido (V) è la
velocità del fluido rispetto alla matrice solida in quiete;
la cosiddetta velocità di Darcy è invece espressa da:

Questo valore è di solito inferiore rispetto
a quello della velocità reale del fluido e, non essendo un
reale indicatore della velocità di movimento, non è utile
nella descrizione del trasporto di un soluto.
La velocità espressa dalla legge generalizzata di Darcy è
definita come media poiché le velocità reali in un mezzo poroso
variano da punto a punto a causa di cambiamenti della porosità
e della permeabilità del mezzo a una scala inferiore rispetto
a quella a cui di solito vengono effettuate le misurazioni.
La velocità del fluido, per una data distribuzione di pressione
e densità, può assumere valori differenti a seconda della
mobilità del fluido stesso all’interno della matrice solida;
la mobilità del fluido dipende dalla combinazione di permeabilità,
permeabilità relativa e viscosità.
La permeabilità K è una misura della facilità di movimento
del fluido attraverso i vuoti interconnessi della matrice
solida, quando essi sono completamente saturati.
La permeabilità relativa Kr esprime la frazione della
permeabilità K che rimane quando i vuoti sono riempiti solo
parzialmente da un fluido e quindi solo parte della porosità
interconnessa è interessata da filetti fluidi continui.
La viscosità µ esprime direttamente la facilità di
flusso di un fluido: un fluido poco viscoso fluisce più facilmente
di un fluido molto viscoso, se sottoposto a un gradiente di
forze qualsiasi. Il discorso appena svolto è applicabile anche
nel caso di un terreno non saturo, sebbene questo abbia proprietà
particolari che vanno considerate a parte. In particolare,
quando la pressione capillare (pc) è minore della suzione
critica (yc), lo spazio
vuoto è saturato e le proprietà di flusso localmente non dipendono
dalla pressione, ma solo dalla geometria dello spazio vuoto
e dall’interconnessione tra i vacuoli. Quando invece pc> yc
aria o un altro gas riempiono la matrice, così lo spazio vuoto
risulta solo parzialmente riempito da fluido (Sw<1). In questo
caso, la facilità con cui il fluido può passare attraverso
la matrice solida dipende dalla sezione della porosità interconnessa
rimanente, come pure dalle forze di tensione superficiale
tra fluido e gas e tra l’interfaccia fluido-solido.
Quando la saturazione è così bassa che non esistono più filetti
liquidi interconnessi e il fluido e unicamente aderente alle
superfici dei granuli a causa delle forze di tensione superficiale,
il flusso si esaurisce completamente. La permeabilità relativa
Kr, che è una quantificazione di questo comportamento, varia
tra un minimo di zero quando nel terreno è presente solo questo
tipo di saturazione (saturazione residua, Swres), a
un valore massimo di uno quando invece la saturazione è completa
(Sw = 1).
La funzione di dipendenza tra permeabilità relativa e saturazione viene di norma determinata in laboratorio per ciascun terreno; Van Genuchten (1980) ha tuttavia formulato un'equazione che esprime la correlazione tra questi due parametri:

dove:
- e = costante dipendente
dal tipo di terreno
- S*w = saturazione adimensionale
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La figura 1 illustra l'andamento di una curva sperimentale
che descrive l'andamento della permeabilità relativa in funzione
della saturazione di un terreno.

Figura 1 – Relazione sperimentale tra permeabilità relativa (Kr) e saturazione (Swres)
La saturazione dei vuoti è legata, come si
è visto, anche e soprattutto ai valori di pressione capillare;
per comprendere come avviene il flusso nel caso di un terreno
non saturo è quindi assolutamente necessario stabilire un
legame tra questi due parametri.
Numerose soluzioni analitiche sono state proposte, tra cui
ancora una volta la più affidabile appare quella di Van Genuchten
(1980):
dove a e m dipendenti dal tipo
di terreno.
La figura 2 illustra l’andamento qualitativo della funzione di Van Genuchten che lega pressione capillare e saturazione.

Figura 2 –Relazione tra pressione capillare e saturazione (Van Genuchten, 1980)
La determinazione dei parametri idrodinamici
della zona non satura richiede normalmente l'impianto, in
apposite parcelle, di strumenti di misura per la registrazione
dei dati di pressione capillare e umidità (tensiometri e sonde
a neutroni); benché all'estero questi studi vengano già effettuati
da parecchi anni, in Italia l'utilizzo di tali strumenti è
ancora estremamente limitato, nonostante la necessità di una
caratterizzazione approfondita del terreno non saturo, a causa
delle non poche situazioni di emergenza provocare su vaste
aree da inquinamenti dei terreni e delle sottostanti falde;
dove la raccolta di questi dati è stata effettuata, essa risulta
limitata ai primissimi metri di terreno, per fini generalmente
agrotecnici.
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