Costituenti chimici delle precipitazioni
atmosferiche
Contrariamente a quanto si possa pensare, la pioggia (che è
la più comune fonte di alimentazione delle falde idriche) non
è per niente simile all'acqua distillata; infatti le acque piovane
possono contenere sostanze chimiche derivanti da: Eruzioni vulcaniche
Emissioni di gas e sublimazioni di solidi dalla crosta terrestre
Polveri e altri solidi portati nell'atmosfera dal vento Spray
marini Gas e altri prodotti metabolici introdotti nell'atmosfera
dagli organismi viventi Reazioni causate da fulmini e dai raggi
cosmici Inquinamento antropico La pioggia può dunque contenere
svariate sostanze e ioni, tra cui calcio, magnesio, potassio,
sodio, bicarbonato, cloro, solfati, composti azotati (ammoniaca,
nitriti e nitrati), fosfati, cadmio, rame, ferro, piombo, nickel
e zinco. |
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L'effetto del suolo e degli acquiferi
Un primo arricchimento in sali minerali, specialmente quelli
derivanti dalla alterazione delle argille, avviene durante
l’infiltrazione nei suoli in senso stretto, dai quali queste
sostanze vengono lisciviate. Gli ioni dominanti contenuti
nelle soluzioni che derivano da un tale processo sono Ca2+,
Mg2+, Na+, HCO3-, SO42-, e Cl- e sono tanto più concentrati
quanto più scarse sono le precipitazioni in un anno.
Tuttavia, è solo una volta raggiunto l’acquifero che si determina
la vera identità chimico-fisica di un’acqua sotterranea, la
quale dipende essenzialmente da alcuni fattori, riassunti
dal seguente schema.

E’ evidente come la composizione chimica di un’acqua sotterranea
sia influenzata primariamente dalle caratteristiche litologiche
della roccia serbatoio: la concentrazione relativa di anioni
e cationi nell’acqua ne determina la cosiddetta facies idrochimica
e consente di fare utili considerazioni sui meccanismi di
circolazione e sull’idrodinamica degli acquiferi.
Ecco alcuni esempi delle più comuni facies idrochimiche:

La concentrazione relativa di anioni e cationi nelle acque
ci permette quindi di risalire con una certa precisione al
tipo di roccia serbatoio; per ciascuna delle specie chimiche
più importanti vale quindi la pena fare alcune considerazioni.
HCO3- e CO32-
Sono gli anioni di gran lunga più diffusi
nelle acque sotterranee, entrambi derivanti dalla dissoluzione
di carbonati di calcio e magnesio: il loro tenore è quindi
più elevato nelle acque circolanti in acquiferi carbonatici,
mentre è minimo in quelle provenienti da acquiferi silicei
e arenaci in genere. Solitamente CO32- è presente in concentrazioni
di gran lunga inferiori rispetto a HCO3- , per cui spesso
nelle analisi chimiche delle acque si preferisce sommare i
valori di concentrazione dei due ioni; in questo caso si parla
di CO32- combinato. Concentrazioni di CO32- superiori a 250-270
mg/l sono da porre in relazione con la presenza di materia
organica nel sottosuolo (come torba, lignite, petrolio o bitume),
a fenomeni di riduzione dei solfati o a venute di anidride
carbonica di origine magmatica, metamorfica o iuvenile.
SO42-
I solfati nelle acque hanno diverse possibili
origini:
- Dissoluzione di gessi o anidriti venuti a contatto
con le acque sotterranee: in questo caso si hanno concentrazioni
molto elevate, al limite della saturazione.
- Circolazione in
acquiferi con un certo contenuto argilloso.
- Ossidazione di
solfuri (piriti, etc.)
- Apporti degli spray marini in zone
costiere.
Cl-
I cloruri nelle acque sotterranee sono il tipico
indicatore di circolazioni idriche lente e percorsi lunghi,
oltre che della presenza di ampie superfici di dissoluzione.
Generalmente provengono dal contatto con sali sodici o potassici
(NaCl, KCl), ma possono anche avere origine endogena o magmatica.
I cloruri sono talvolta anche un sintomo di inquinamento delle
falde: essi sono infatti presenti nelle urine e di conseguenza
negli scarichi fognari civili e industriali.
F- , l- e Br-
Questi tre anioni sono tipici delle
acque fossili e delle acque connate; sono pure frequenti nelle
acque termominerali e in quelle associate alle rocce ricche
di sostanze organiche e vegetali fossili, come le acque associate
ai giacimenti petroliferi. Il fluoro in particolare, può anche
indicare risalita di vapore acqueo proveniente da un corpo
magmatico intrusivo situato in profondità.
Ca2+ e Mg2+
Spesso associati, gli ioni calcio e magnesio rappresentano
le specie chimiche più frequenti nelle acque sotterranee.
Entrambi provengono dalla dissoluzione di carbonati e solfati
(rocce gessifere), mentre il magnesio può provenire anche
dal dilavamento di alcuni cloruri. Una concentrazione più
elevata di magnesio rispetto al calcio può essere legata alla
presenza di rocce o di sedimenti di tipo dolomitico.
Na+
e K+
Il sodio in natura è presente sotto forma di solfati
e carbonati, ma soprattutto di cloruri e quindi spesso risulta
associato al cloro. Unitamente al potassio, il sodio è molto
diffuso nelle acque termominerali e in tutte quelle caratterizzate
da tempi di residenza molto lunghi.
Un discorso a parte meritano
alcuni elementi particolari, come il litio, lo stronzio e
il rubidio, i quali, unitamente ad ammoniaca, bario, mercurio
e manganese, rappresentano traccianti naturali nelle zone
a termalità anomala.
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